«Addio Italia, ma...». La fuga dei cervelli col paracadute

«Addio Italia, ma...». Ecco gli italiani in fuga, ma col paracadute. Partiamo dal dato più positivo, prima di fasciarci la testa: solo un giovane italiano su tre vuole crescere dal punto di vista di carriera e lavoro nel nostro Paese. Il 65% dei nostri talenti in erba è dunque disposto ad andare all'estero per cercare nuove opportunità. Ma solo a un certo prezzo, cioè con un rischio "calcolato": l'80%, infatti, partirebbe solo con un impiego sicuro e il 50% tornerebbe in Italia alla prima occasione. A testimonianza di quanto la fuga sia dettata da una realtà che si vorrebbe diversa.

LA FUGA DEI CERVELLI COL PARACADUTE

I dati del sondaggio InfoJobs racconta che il 65% dei giovani sarebbe disposto a lavorare all'estero ma, di questi, il 32,6% si trasferirebbe solo per fare un'esperienza da sfruttare al rientro in Italia, mentre il 51% ritornerebbe in patria a fronte di un'offerta di lavoro valida. Il 79,6% degli intervistati, inoltre, si muoverebbe dalla penisola solo con un impiego sicuro nel Paese di destinazione, mentre solo il 20,5% partirebbe senza sicurezze in cerca di un'occupazione una volta raggiunta la meta estera.

L'Europa resta il continente maggiormente attrattivo (67%). In particolare, le nazioni più ambite sono il Regno Unito (41,2%), seguito da Svizzera (37,1%), Germania (35,9%) e Spagna (35,3%). Il 19,3% dei giovani si trasferirebbe invece negli Stati Uniti o in Canada, mentre il 5,4% in Australia. Solo l'1,5% sceglierebbe invece l'Asia, con una netta preferenza per il Giappone (77,1%).

Ma perché i giovani italiani preparano la valigia? Per cercare una migliore qualità della vita (57,4% del campione) e salari più alti (56,6%). Viene anche inseguita una maggiore meritocrazia (41,2%) e un ambiente di lavoro stimolante e dinamico (32,4%). Le pecche maggiori del mercato del lavoro in Italia sono, oltre alla difficoltà a trovare un'occupazione (per il 65,0% dei rispondenti), il basso livello di retribuzione (55,6%) e le scarse possibilità di crescita professionale (38,9%).