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Una scelta “sbagliata e ingiusta”. Manageritalia si oppone fermamente al recente accordo trovato tra governo e maggioranza per risolvere il grave problema degli esodati,ovvero quei lavoratori che dopo la riforma previdenziale di fine 2011 rischiano di trovarsi nei prossimi mesi senza lavoro né pensione. Un nuovo emendamento alla Legge di stabilità, prevede un taglio alle pensioni più ‘ricche’ per garantire le risorse previste a sostegno degli esodati; in pratica il nuovo testo blocca "per l'anno 2014" la rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici superiori a sei volte il minimo Inps, quindi circa 3.000 euro, ovvero poco più di 2.000 euro netti al mese.
“Ancora una volta – si sottolinea in una nota dell’associazione di rappresentanza dei manager – per trovare soldi si colpisce sempre e solo chi nell’immaginario collettivo viene fatto passare per “privilegiato” e invece, pensionato o dipendente attivo, ha la sola colpa di prendere retribuzioni e pensioni commisurate a responsabilità e rischi, nel primo caso, e versamenti fatti, nel secondo. E non può essere che così, visto che l’87% dei dichiaranti Irpef sono dipendenti o pensionati e il loro peso sale al salire del reddito.
Manageritalia sottolinea inoltre che un’operazione simile era già stata fatta nel 2009 ed era stata definita dalla Corte Costituzionale nel 2011 non reiterabile, pena “tensioni con gli invalicabili principi di ragionevolezza e proporzionalità perché le pensioni, sia pure di maggiore consistenza, potrebbero non essere sufficientemente difese in relazione ai mutamenti del potere d’acquisto della moneta”.
Certo, risolvere il problema degli esodati è prioritario, aggiunge il presidente di Manageritalia, Guido Carella, “noi vogliamo fare la nostra parte. Ma pensare per questo di bloccare l’indicizzazione delle pensioni oltre sei volte il minimo Inps è una scelta sbagliata e ingiusta. L’ennesima dimostrazione che lo Stato italiano preferisce frugare nelle tasche dei contribuenti onesti, anziché impegnarsi a recuperare i tesori accumulati da chi beneficia dei privilegi, degli sprechi, dell’evasione e dell’inefficienza dello Stato”.