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Il tema del momento in fatto di tecnologia sembra essere la privacy. A confermarlo sono le parole dei leader dei due maggiori colossi mondiali del web, Mark Zuckerberg e Sundar Pichai, amministratori delegati di Facebook e Google, che nelle rispettive conferenze annuali dedicate agli sviluppatori hanno ribadito l’impegno delle proprie aziende nel salvaguardare la sicurezza degli utenti, annunciando azioni mirate in ambito di trattamento e condivisione dei dati.

Ma se le dichiarazioni di Zuckerberg sulla privacy sembrano essere ancora incerte e non hanno convinto appieno gli esperti, nell’ultimo periodo Google ha fatto passi avanti notevoli in questo ambito, come dimostra la recente chiusura dei rapporti con Huawei, voluta dal governo americano e portata avanti dall’azienda di Pichai.

Ma andiamo con ordine ed esaminiamo le strategie dei due brand sul tema. 

Facebook, il futuro è privato

“La privacy ci dà la libertà di essere noi stessi”. Sono queste le parole usate da Mark Zuckerberg nel corso della conferenza Facebook’s F8 per ribadire il proprio impegno sul tema della sicurezza online.

Dopo lo scandalo Cambridge Analytica , infatti, le attese degli utenti e degli stakeholder sul tema erano molto alte, ma non sembrano avere avuto una risposta convincente. Il leader del social network ha ribadito l’impegno a criptare e rendere più sicure le chat di Messenger e Instagram Direct, un annuncio che però era stato già fatto dallo stesso Zuckerberg lo scorso gennaio e ripreso poi a marzo.

Niente invece è stato detto sulla funzione Clear History , che era stata proclamata nel corso della conferenza 2018, o sul progetto Data Transfer , lasciato in sospeso dopo la prima rivelazione di 10 mesi fa.

Google, il presente è privato

Prevenire è meglio che curare. Sembra questo il motto del Gigante di Mountain View, in particolare sul tema della sicurezza degli utenti.

Diverse sono infatti gli aggiornamenti e le funzionalità attivate per salvaguardare la privacy online: dall’eliminazione automatica dei dati di navigazione dopo 3 o 18 mesi alla possibilità di usare lo smartphone Android come chiave di sicurezza, generando un token utile nella verifica a due fattori.

Interessanti anche la possibilità di accedere ai servizi web da smartphone tramite l’impronta digitale anziché la password, la modalità di navigazione in incognito annunciata per le app di Google Maps e Search e l’innovazione in fatto di cookie, che presto saranno disponibili e utilizzabili solo dal sito che li ha creati.