Si cambia musica. Shazam, una delle App simbolo dell’era degli smartphone presente ormai in oltre 500 milioni di dispositivi, non ha intenzione di dormire sugli allori, e punta a evolversi per divenire ancora più centrale nella vita degli utenti di quanto già non sia. Fino ad oggi, l’applicazione di riconoscimento musicale più famosa del mondo ha sempre e solo utilizzato un solo senso, l’udito: ora, con un investimento ad hoc di 30 milioni di dollari raccolto nel gennaio scorso, vuole imparare a usare anche la vista, attraverso le sempre più sofisticate fotocamere dei telefoni cellulari.

RICONOSCERE TUTTO. L’obiettivo? Arrivare a riconoscere anche dipinti, libri, cibi e oggetti di qualsiasi tipo: dopodiché, informare il proprietario del telefonino sulle caratteristiche del prodotto, e infine collegarlo con gli store online dai cui è possibile acquistarlo. Le implicazioni sono colossali: Shazam sfida Google e la sua app Googles (che già offre un servizio simile, ma in maniera piuttosto rudimentale e imprecisa) su un terreno ancora non pienamente battuto, e su cui il brand londinese porta tutta la forza acquisita nel campo della musica, dove ha saputo azzerare la concorrenza in breve tempo. Se l’impresa avesse successo, infatti, l’applicazione potrebbe essere utilizzata letteralmente ovunque e in qualunque contesto, un risultato finora rimasto appannaggio solo di alcuni servizi di instant messaging , come Viber e WhatsApp.

EVOLUZIONE EPOCALE.Non è ancora chiaro se il software sfrutterà i codici a barre dei prodotti (strada più semplice e già percorsa da altri dispositivi, come il Fire Phone di Amazon, ma anche meno suggestiva) o invece riuscirà a riconoscerli semplicemente inquadrandone la fisionomia, quel che è certo è che Rich Riley, CEO di Shazam, sembra puntare tutto su questa prossima evoluzione. Nei giorni scorsi, Riley ha parlato al Mobile World Congress di Barcellona, sottolineando che «Shazam è già un verbo» (shazammare , N.D.R.)» e aggiungendo che l’intento sia quello di stupire ancora il mondo, espandendo «l’universo di ciò che si può fare con la App». Oltre ai 30 milioni di dollari raccolti a gennaio, nel 2013 ne erano stati ottenuti altri 40 attingendo ai conti del miliardario messicano Carlos Slim, che aveva finanziato l’azienda fiutando l’affare.

Tra qualche mese, con in mano lo smartphone , capiremo se questi soldi sono stati ben spesi.