Niente banda ultralarga fino al 2021: il piano ha già un anno di ritardo

A che punto è il famoso piano banda ultralarga? In alto, altissimo mare. L’obiettivo di mettere a disposizione una connessione internet super veloce a tutti gli italiani entro il 2020 appare quanto mai utopico. Nonostante i fondi pubblici, pari a circa 3,5 miliardi di euro, infatti, il progetto è ancora molto indietro. A dirlo i dati pubblicati sul sito del ministero dello Sviluppo economico bandaultralarga.italia.it, secondo cui il completamento della copertura è slittato come minimo al 2021. Le cose, infatti, stanno procedendo, ma a rilento: a fine 2018 la copertura era ferma al 58%, dato decisamente negativo rispetto alla media europea, e se tutto andrà come previsto a fine 2019 arriveremo al 74,3%. Per raggiungere il 100% dovremo attendere altri tre anni. Al momento solo nel 4% dei Comuni è tutto pronto per la vendita del servizio. Per quali ragioni siamo in questa situazione? Perché, come ha riferito il sottosegretario Mise, Michele Cioffi, sono stati accumulati forti ritardi nell’avvio dei lavori per la copertura con fondi pubblici. Open Fiber, la società che ha vinto il bando per la realizzazione della rete, a causa delle lungaggini burocratiche, ha potuto cominciare i lavori solo a maggio 2018, un anno esatto dopo l’inizio previsto. E ora riferisce di forti ritardi nel ricevere i permessi dagli enti locali, per lo scavo e la posa della fibra ottica. La società sta cercando di recuperare terreno facendo le operazioni che non richiedono permessi e in parte lavorando in deroga di questi, ma allo stato attuale delle cose riferisce che è impossibile completare l’opera in tempo.

La nota positiva è che il Governo, dopo mesi di disinteresse, ora sembra aver preso in mano la questione. In particolare, sta lavorando per ottenere l’autorizzazione dell’Europa a investire circa 2 miliardi di euro in nuove aree e per lanciare i voucher così da incentivare famiglie e aziende ad acquistare abbonamenti banda ultralarga. Open Fiber spera però anche in un decreto taglia-permessi.