Maria Letizia Mariani

Maria Letizia Mariani

Sono passati pochi anni da quando il Led ha fatto il suo ingresso nella vita di tutti i giorni di noi consumatori. Ma concetti come basso impatto, maggiore durata, migliore efficienza e sì, più attenzione all’estetica, tutti collegati con l’introduzione di questa tecnologia, sono ormai diventati decisamente familiari. Secondo le proiezioni di Philips Lighting, infatti, il led peserà per circa il 45% del mercato nel 2015. E si tratta di stime prudenti, vista la crescita continua della domanda. Abbiamo chiesto a Maria Letizia Mariani, President Lighting Europe della multinazionale olandese, come sta procedendo questa rapida evoluzione.

Philips Lighting si sta trasformando da struttura che realizza e vende prodotti a brand che fornisce servizi e soluzioni. Cosa guida questa evoluzione?
La trasformazione è collegata alla rivoluzione tecnologica che sta interessando il nostro settore: possiamo affermare che si sta assistendo alla transizione dall’analogico al digitale, e avendo osservato il fenomeno in molti altri ambiti negli ultimi anni, ne conosciamo le implicazioni. Ma rispetto al lighting tutto ciò è destinato ad avere un impatto ancora maggiore, direi sconfinato, perché il tema dell’illuminazione tocca ciascuno di noi e in ogni momento della nostra vita, senza contare che il Led ha permesso di superare molti dei vincoli fisici che avevamo prima.

Questo aumento esponenziale delle possibilità d’uso non rappresenta per voi anche una difficoltà nell’individuare e indirizzare l’offerta verso i clienti?
È certamente una sfida in più. Siamo consapevoli di avere al momento molte più cose da proporre di quelle che riusciamo a portare effettivamente sul mercato. Il nostro compito è veicolare l’offerta all’interno di precisi filoni di comunicazione e tradurla in vantaggi per gli interlocutori.

Quali sono i contesti più interessanti?
Basti pensare per esempio all’influenza che esercita la luce sui processi di apprendimento o sulla produttività, sui cicli del sonno e della veglia, o alle emozioni che può suscitare quando applicata su monumenti e opere d’arte, o ancora all’impatto che ha sulla sicurezza e sui consumi energetici di un territorio quando si tratta dell’illuminazione stradale. Dalle scuole agli uffici, passando per gli ospedali e le opere architettoniche fino alle vie cittadine, lo spettro di contesti in cui è possibile lavorare è piuttosto ampio.

Quale tasto battere per far accendere l’idea di adottare nuove soluzioni a Led?
I vantaggi di un’illuminazione dinamica sono dimostrati scientificamente, e questo, soprattutto negli ultimi tempi, è un motivo più che sufficiente per destare l’attenzione. Rispetto all’illuminazione pubblica, per esempio, la sicurezza degli utenti della strada e il risparmio energetico, oltre all’abbattimento delle emissioni di Co2, sono argomenti interessanti da sottoporre agli amministratori pubblici. Quando incontriamo i decision maker delle aziende puntiamo al benessere e alla produttività dei collaboratori in ufficio, mentre nei negozi, dove la priorità è quella di migliorare l’esperienza dei clienti, mettiamo in evidenza che il vantaggio economico non è solo in bolletta, ma anche nelle migliori performance delle vendite.

Quelle che ha citato sono in effetti esperienze. Come si fa a tradurle in un’offerta, in una proposta di business?
È vero: poche altre cose come la luce hanno bisogno di essere vissute per comprenderne l’effetto. Di certo non possiamo portare tutti i nostri clienti a Notre Dame, dove in occasione dell’850esimo anniversario della cattedrale parigina abbiamo rinnovato insieme al lighting designer Armand Zadikian tutta l’illuminazione interna. Al monumento serviva una soluzione permanente per le riprese televisive, visto che a seconda della circostanza e del tipo di funzione era necessario studiare un impianto ad hoc. Grazie al nuovo allestimento adesso è possibile ricreare molteplici scenari adatti ai differenti utilizzi. La cosa incredibile è che passando da un set all’altro la sensazione è che gli spazi si espandano, che la profondità aumenti o diminuisca, che l’ambiente si trasformi, letteralmente. Ne nascono emozioni diversissime. Come dicevo, non tutti possono assistere a questo spettacolo, ed è una delle ragioni per cui abbiamo creato due centri a livello europeo: uno per l’illuminazione interna, l’altro per quella esterna, dove riproduciamo gli effetti di luce che possiamo applicare ai vari ambienti, dagli spazi urbani a quelli commerciali. E i riscontri arrivano da entrambi i fronti, anche in Italia. Oltre a Catania abbiamo illuminato in gran parte con tecnologia Led le città di Cagliari, con 10 mila punti luce, e Trapani, con sette mila punti luce. Rispetto agli spazi commerciali, abbiamo fornito le soluzioni lighting all’Eataly di Roma e al nuovo Saturn creato all’interno della stazione Centrale di Milano, rispettando gli standard funzionali ma soprattutto valorizzando l’architettura di strutture storiche e di pregio.

E poi c’è il mercato consumer…
Abbiamo appena lanciato il sistema Hue. Si tratta di un set di lampade a Led per uso domestico che permette di ottenere controllo, potenza e flessibilità nella gestione della luce dinamica. Lo si può attivare col cellulare, anche a distanza, con la possibilità di creare ambientazioni predefinite: lettura, relax, cena con amici, atmosfera romantica. Ma si possono anche riprodurre determinate tonalità di colore a partire da un campione, come per esempio una fotografia salvata nella memoria dello smartphone.

Entro quando vi aspettate che il mercato del lighting 2.0 raggiunga una propria stabile fisionomia?
Il mercato si sta dimostrando capace di leggere e accogliere la trasformazione tecnologica in atto. Le nostre proiezioni dicono che nel 2015 il Led peserà per il 45% sull’illuminazione complessiva, ma di fatto la trasformazione sta avvenendo più velocemente di quanto ci aspettassimo, quindi non escluderei di arrivare al 50%.