Social, in aumento i messaggi di odio e intolleranza

Invece di evolvere, maturare e crescere dal punto di vista etico, umano e sociale, torniamo indietro. Perlomeno per quanto riguarda i nostri comportamenti online. Sui social, infatti, siamo sempre più razzisti e intolleranti. A dirlo la quarta edizione della Mappa dell’Intolleranza, il rapporto annuale di Vox, l’Osservatorio italiano dei diritti, condotto in collaborazione con l’università Statale di Milano, la Sapienza di Roma, l’università di Bari e il dipartimento di sociologia dell’università Cattolica di Milano. Dall’analisi di oltre 200mila tweet, è emerso che l’Italia è un Paese più incattivito, timoroso e impaurito rispetto a qualche mese fa. I messaggi xenofobi sono aumentati del 15% dal 2018 e complessivamente rappresentano quasi un terzo dei messaggi d’odio complessivi. A questi si deve sommare un 15% di tweetislamofobici, che fanno registrare un +7% rispetto alla rivelazione precedente. In entrambi i casi, la maggior parte dei messaggi è stata scritta a Milano, che dunque si piazza tra le città più intolleranti. I messaggi che associano l’Islam al terrorismo sono particolarmente concentrati anche a Bologna, Torino e Venezia.

La politica influenza i social

Stiamo peggiorando anche sul fronte misoginia, nonostante le campagne di sensibilizzazione sulla violenza contro le donne: i tweet di odio verso il sesso femminile sono cresciuti dell’1,8%. Le capitali dell’intolleranza di genere sono Milano e Napoli. E che dire del nostro atteggiamento nei confronti delle persone affette da disabilità? Anche qui mostriamo tanto odio sui social: i messaggi di intolleranza sono 17mila, l’11% del totale. Altra note dolente è l’esplosione dell’antisemitismo, pressoché assente nelle scorse rilevazioni e che oggi si concentra soprattutto a Roma. Dei 20mila tweet sul tema, il 76% ha un contenuto negativo e contiene stereotipi e fake news.
La sola notizia positiva riguarda l’omotransfobia: i tweet contro le persone omosessuali sono gli unici in diminuzione. Perché? Secondo gli autori della mappa, gran parte del merito è dell’influenza che l’approvazione della legge Cirinnà ha generato nel dibattito pubblico. La politica, infatti, influisce moltissimo sulle esternazioni online delle persone. L’agenda dei politici, le loro dichiarazioni pubbliche, eventi e manifestazioni a cui partecipano hanno il potere di agire sulla percezione di un tema. Lo dimostra il fatto che i tweet di odio verso lesbiche e gay hanno registrato un picco in concomitanza con il Congresso della famiglia di Verona e che quelli antisemiti sono saliti vertiginosamente il 27 marzo 2019, il giorno in cui Giorgia Meloni pubblicò un tweet in cui definì George Soros (filantropo) “un usuraio”.