Parla Alberto Contri

Alberto Contri, classe 1944, è il presidente della Fondazione Pubblicità Progresso. È inoltre a capo della Lombardia FilmCommission. In passato è stato amministratore delegato di RaiNet

Se pensate alla Pubblicità Progresso come a un carrozzone pubblico che sperpera soldi di tutti per realizzare campagne che non servono a niente, beh, siete abbondantemente fuori strada. Prima di tutto perché Pubblicità Progresso è una Fondazione privata. Secondo perché le sue campagne servono. E ci sono le prove. Il presidente Alberto Contri s’infiamma subito quando lo si provoca con questi argomenti. «L’anno prossimo Pubblicità Progresso compie 40 anni, durante i quali abbiamo realizzato decine e decine di campagne sociali che non sono costate un euro a nessuno e che hanno un valore commerciale di circa 8-10 milioni. Ogni anno».
Quella del 2010, per esempio, è dedicata a sensibilizzare l’opinione pubblica nella lotta contro gli incidenti sul lavoro. Grande impatto, grandi emozioni. Ma tutto ciò serve a qualcosa? «Le racconto un episodio», ricorda Contri. «Qualche anno fa abbiamo realizzato la campagna a favore dell’alfabetizzazione dell’Italia. Puntavamo soprattutto su Internet e Inglese. Dopo due anni le associazioni imprenditoriali si resero conto dell’importanza sia dell’uno che dell’altro e avviarono corsi per gli impiegati che non sapevano usare la Rete, e i corsi di inglese nelle aziende aumentarono del mille per cento. Ho detto mille! Secondo: Ibm si ispirò a quella nostra campagna e ne promosse una simile, in bianco e nero, destinata a tutto il mondo, per diffondere la conoscenza della Rete. Terzo: la Moratti divenne la più accesa sostenitrice dello studio dell’inglese nelle scuole elementari, parole sue, anche grazie a noi. Ecco: per noi quella campagna su Inglese e Internet rappresentò una svolta, perché ci rese consapevoli della nostra capacità di influenzare in positivo, dando messaggi sociali, la realtà italiana».
Altra critica: Pubblicità Progresso, i cui soci sono utenti, organizzazioni professionali, imprese e organizzazioni di mezzi, interassociazioni, è un “affare” per grandi, per adulti. Insomma, difficile che i giovani, bombardati da altri tipi di sollecitazioni, stiano a sentire quello che ha da dire Pubblicità Progresso. «Vero. Cioè, vero fino a qualche anno fa. Non è più così da quando, nel 2004, abbiamo lanciato un’azione straordinaria su Internet, che è il mezzo che si deve usare se si vuole comunicare con i giovani, con una campagna sulla disabilità. Pure quella è stata, e continua a essere, un’operazione di grande successo anche grazie alla canzone scritta per noi da Lucio Dalla. Anche quella, a modo suo, ha segnato una svolta».
In altre parole: da Fondazione “buonista” che lancia messaggi che solleticano i migliori sentimenti delle persone, Pubblicità Progresso si vuole trasformare in interlocutrice delle persone con le quali viene in contatto. «Sì, cioè, i social network», taglia corto il presidente, una vita trascorsa nella pubblicità, ex amministratore delegato di RaiNet e ora presidente anche di Lombardia FilmCommission. «Andremo sui social network e, più intensamente di quanto non facciamo già, e su YouTube, con tutta la nostra esperienza e capacità di parlare ai giovani di cose importanti, serie, cercando di sollecitarli su temi fondamentali per il loro futuro. Loro e di tutti, voglio dire».
E, per dimostrare che non si scherza, Contri ha, già da qualche anno, deciso di coinvolgerli e non solo di considerarli destinatari di un messaggio. «Gli facciamo scrivere le nostre campagne, li coinvolgiamo con un premio musicale per band italo-straniere, mettiamo loro a disposizione la nostra mediateca che contiene le 2500 più belle campagne sociali realizzate in tutto il mondo fin da quando è nata la Tv, li invitiamo ai nostri corsi di scrittura. Non so se basta…», chiede con un sorriso sulle labbra Contri.
Ok, e per il 2011? «Intanto stiamo pensando di realizzare due campagne l’anno e non più una sola», spiega, «per le quali abbiamo già qualche idea in testa, ma ancora non abbiamo deciso». E le idee sono quelle di una campagna che metta al centro dei rapporti tra le persone il dono, il concetto di dono. «La controindicazione a questa idea è che gli italiani sono già generosissimi, donano molto, soprattutto quando il Paese viene devastato da calamità naturali come è successo per l’Aquila. Un’altra idea è quella di promuovere l’attenzione dei giovani verso le facoltà universitarie tecnico-scientifiche. Una terza è quella di realizzare una campagna collettiva per il 5xmille, perché in questo campo succede spesso che chi ha i soldi per pubblicizzare il proprio ente no profit, fa pubblicità e raccoglie soldi, tutti gli altri, che non se lo possono permettere, restano a bocca asciutta. Non so se basta…».