Tik Tok rimanda la pubblicità “personalizzata” ed evita le sanzioni

© Getty Images

“Una decisione responsabile”, commenta il Garante della privacy. Una scelta ragionata anche dal punto di vista imprenditoriale. Sì, perché nel caso TikTok avesse ignorato gli avvertimenti da parte dell’Authority di Piazza Venezia, sarebbe molto probabilmente incorsa in una sanzione immediata fino al 4% del fatturato, come previsto dal regolamento europeo Gdpr.

Ma cosa è successo tra il Garante della Privacy e TikTok? Tutto nasce dalla comunicazione che la piattaforma social aveva inviato ai suoi utenti nelle scorse settimane: a partire dal 13 luglio le persone maggiori di 18 anni sarebbero state raggiunte da pubblicità “personalizzata”, basata cioè sulla profilazione dei comportamenti tenuti nella navigazione su TikTok. E aveva modificato la sua privacy policy prevedendo come base giuridica per il trattamento dei dati non più il consenso degli interessati, ma non meglio precisati “legittimi interessi” di TikTok e dei suoi partner. 

Il Garante aveva immediatamente avviato un’istruttoria sulla modifica della privacy policy e chiesto informazioni al social network. Alla base dei dubbi del Garante della privacy non c’era solo la possibilità che la pubblicità profilata potesse raggiungere anche i minori, ma anche tematiche di protezione dei dati personali degli utenti. Non a caso a essere allertati erano stati anche la Data Protection Commission d’Irlanda, Paese in cui TikTok ha il proprio stabilimento principale, e il Comitato europeo per la protezione dei dati personali.

Sulla base degli avvertimenti dell’Authority, TikTok ha deciso di rinviare il debutto della pubblicità personalizzata. Il Garante ha preso atto della decisione del social network e si è dichiarato aperto a “un dialogo finalizzato alla ricerca del bilanciamento tra interessi economici e diritti degli utenti”.