Basta alla pubblicità “tutta scollature e volgarità”: i Comuni sono sul piede di guerra con censure, rimozioni di cartelloni ritenuti lesivi della dignità della persona e violenti. Infatti, grazie a “piani regolatori”per cartelloni, delibere e modifiche dei regolamenti comunali sarà più facile eliminare reclame ambigue e offensive. Il grido di guerra alla pubblicità sessista è arrivato alla redazione de La Repubblica che ha deciso di dedicare un articolo all’argomento. L’argomento portato alla luce dal quotidiano romano «è un tema che indigna, sono tante le amministrazioni che vogliono correre ai ripari» commenta Alessia De Paulis, delegato alle Pari opportunità dell’Associazione nazionale dei comuni italiani.

Come emerge dal pezzo, infatti, sono numerose le città che da tempo hanno iniziato la loro guerra agli slogan politically “scorrect”, ad esempio Roma che a metà agosto ha varato un piano cartelloni con il quale proibisce reclame offensive o discriminatorie sui manifesti stradali, e commina ai trasgressori la revoca della concessione.

In prima linea troviamo anche Milano, che già nel 2013 ha deliberato un regolamento contro gli spot “spazzatura”, e Bologna che sta lavorando per vararne uno simile a breve.

Gli interventi dei comuni sarebbero l’effetto del protocollo per la dignità della donna e la parità di genere firmato dall’Anci e dall’Istituto di autodisciplina pubblicitaria.

Il documento contiene le linee guida per le Province, i Comuni e le Regioni che vogliono contribuire alla lotta contro le pubblicità sessiste e violente che spopolano a livello locale. Infatti, le affissioni locali sfuggono facilmente alle maglie dei controlli a cui invece sarebbero sottoposte le concessionarie nazionali.

Per impedire tutto ciò basta inserire nel regolamento locale i principi dell’autodisciplina: niente immagini violente e stereotipi sessisti, rispetto per la dignità, parità e immagine di uomini e donne.