© Pixabay

La diversity conviene. Lo dimostra l’80% della popolazione italiana, che preferisce brand inclusivi, attenti alla diversità in senso ampio, in termini di orientamento sessuale, religione, etnia, età, genere, disabilità e status socio-economico. E in questo momento, è Coca-Cola il marchio da cui le altre aziende devono prendere esempio. È quanto emerso in occasione del Diversity Brand Summit, organizzato a Milano dalla non profit Diversity, primo appuntamento a livello europeo dedicato al tema. 

Al top del Diversity Brand Index

 L’evento è stata anche l’occasione per presentare il primo Diversity Brand Index, indicatore che misura la capacità dei brand di essere percepiti come inclusivi e di lavorare fattivamente per sviluppare una cultura orientata alla D&I (Diversity & Inclusion), che in questa prima edizione ha premiato il marchio del beverage, ma che nella sua Top 5 include anche American Express, Google, Tim e Vodafone.   

Diversity: un valore aggiunto per le aziende

In base ai dati raccolti nel primo Diversity Brand Index, L’impegno sulla D&I ha un forte impatto sulla reputazione delle aziende ed è tra i fattori determinanti per generare fiducia nei brand e alimentare un passaparola positivo. Questa propensione a consigliare un brand (tecnicamente Net Promoter Score, un “misuratore” del passaparola) aumenta quando i brand sono più inclusivi e arriva fino al 70,8% con una percentuale di detrattori 13 volte inferiore rispetto a quelli dei promotori. Al contrario, per le aziende percepite come non inclusive dai consumatori, l’Nps scende fino al -43% con un numero di detrattori più che triplo rispetto ai promotori. Ma l’inclusione genera anche più ricavi, secondo Diversity fino a un massimo del 16,7%.