L’informazione è un mare in tempesta. I dati raddoppiano ogni anno intasando i sistemi aziendali, ostacolando la comunicazione, facendo smarrire in un labirinto di notizie chi deve prendere le decisioni. Se esplorare questo oceano è un’esigenza irrinunciabile, conoscerlo in modo tale da averlo come alleato nella sfida quotidiana con i mercati sembrerebbe pura utopia. Infatti, i sistemi tradizionali di business intelligence (bi) si rivelano inadeguati, con la raccolta periodica dei dati e la diffusione di rapporti su cui si lavora per un mese o due. Per fortuna la gestione delle informazioni non finisce qui.

Oltre la bi

«Oggi non ci si può più accontentare di funzioni di query and reporting, bisogna lavorare sull’informazione in un orizzonte temporale che si avvicina molto al tempo reale, inteso come il momento giusto per prendere la decisione giusta. L’informazione deve essere disponibile e chiara quando serve a chi deve prendere decisioni, a qualunque livello gerarchico e in qualsiasi situazione via web, sul client server, sul computer portatile o anche su un dispositivo mobile» spiega Walter Lanzani, direttore marketing di Sas. «Le applicazioni tradizionali si limitano a fotografare quello che è avvenuto in passato e lasciano all’istinto capire cosa succederà, le più recenti tecniche di business analitics invece affiancano all’intuito del manager anche elementi razionali basati su tecniche matematiche e statistiche che aiutano a individuare quali potranno essere gli scenari futuri e ad anticipare decisioni la cui rapidità è particolarmente utile nella congiuntura attuale». È anche per questo che i principali produttori di sistemi integrati per la gestione delle informazioni non temono crisi, con prospettive di crescita che, secondo l’Osservatorio business intelligence del Politecnico di Milano, si attestano intorno all’8% annuo per il prossimo quinquennio.
Continua Lanzani: «Facciamo l’esempio di una compagnia aerea o di un albergo. In base a diversi elementi di stagionalità e a serie storiche di carico o di domanda, un’applicazione studia giorno per giorno i prezzi che permettono di massimizzare il ritorno. Molto tempo prima possono essere bassi poi man mano che ci si avvicina all’alta stagione o alla chiusura del volo aumentano». Secondo Massimo Pellegrino, vice president sales Hp Emea business intelligence solutions: «L’obiettivo deve essere portare gli strumenti di decison making alla portata di un numero sempre maggiore di persone (si parla di democratizzazione della Bi) per migliorare l’efficacia delle micro decisioni operative che riguardano una gamma ampia di attività all’interno delle organizzazioni».

Figli e figliastri?

La penetrazione dei sistemi di gestione delle informazioni in Italia è a un livello intermedio, con il 38% delle aziende che ha un budget dedicato (fonte: Sda Bocconi), ma varia molto da settore a settore. Storicamente, leve molto importanti per la business intelligence sono state il marketing e le vendite così, da un lato, le aziende che operano in questi settori sono particolarmente attente alla gestione delle informazioni, dall’altro spesso le applicazioni nascono in quest’ambito. Pierpaolo Benintende, business development manager Italy di Oracle Emea business intelligence solutions, lo spiega così: «Le motivazioni che spingono le organizzazioni a dotarsi di sistemi di Bi cambiano da settore a settore, e di conseguenza il modello di adozione di queste tecnologie non è unico. I fattori abilitanti e i catalizzatori sono differenti. Aziende di settori con un’ampia disponibilità di dati sul comportamento dei clienti, un’elevata internazionalizzazione o una consolidata cultura del controllo dei costi hanno adottato in anticipo questi sistemi, e si trovano oggi magari ad affrontare il tema del consolidamento». Da sempre operatori telefonici, banche, assicurazioni e aziende del credito sono all’avanguardia, recentemente però hanno mostrato una vivacità crescente imprese di altri comparti su temi legati alla produzione, alla logistica, alla gestione delle risorse umane e alle pubbliche amministrazioni.

Obiettivo Pmi

Un campo di battaglia fondamentale per i produttori di sistemi di business intelligence è poi sicuramente la piccola e media impresa, destinataria di numerosi progetti. Se nel tempo infatti il costo delle applicazioni è calato resta spesso una diffidenza culturale, che ostacola l’innovazione. Secondo Alessandra de Seneen, responsabile information management di Accenture Igem: «Per realizzare sistemi di Business intelligence efficaci, oltre all’investimento economico di realizzazione, è necessario un forte impegno da parte delle aziende, inteso come la capacità di mettere in campo le risorse adeguate: le aziende che utilizzano strumenti di supporto alle decisioni sviluppano un reale vantaggio competitivo, per realizzarli il management deve essere uno sponsor efficace e mettersi in gioco per garantire gli investimenti necessari. Oggi, anche dal punto di vista del costo, la tecnologia aiuta». Infatti, come spiega Pellegrino: «Le applicazioni di Bi tendono a seguire la legge di Moore, che prevede aumenti di prestazioni a prezzi decrescenti. Questo significa che un numero sempre maggiore di aziende può affrontare gli investimenti per realizzare soluzioni a supporto dei processi decisionali». È d’accordo Alberto Bastianon, sales consulting director di Sap Italia: «Spesso la difficoltà principale per le piccole e medie imprese è più egata a una resistenza di tipo culturale, spesso dovuta al ruolo “carismatico” che alcune figure hanno all’interno dell’organizzazione: se queste non sono convinte, il progetto non parte. I fattori di costo non sono necessariamente un ostacolo, perché l’offerta è ormai in grado di aderire alle aspettative di tutte le tipologie di aziende. Anche le piccole e medie imprese godono dei più importanti vantaggi legati all’introduzione di un sistema di Bi: la capacità di reagire in tempi più rapidi e la maggiore efficacia del processo decisionale». Danilo Lissoni, product manager business intelligence di Microsoft Italia aggiunge che: «Oggi poi le Pmi hanno la possibilità di introdurre soluzioni di business intelligence facendo leva su strumenti che già sono utilizzati e conosciuti all’interno dell’impresa, riducendo i costi relativi alla formazione e concentrandosi sull’implementazione di nuovi strumenti per la gestione dei dati che consentono di andare in produzione in tempi molto rapidi e con investimenti minimi».

Due punto zero

Secondo de Seneen con i prezzi delle applicazioni in calo, la diffusione dei sistemi di business intelligence accelererà: «Basta pensare all’evoluzione delle piattaforme software e l’introduzione dei prodotti open source. Una recente cio (chief information officer) survey svolta da Accenture a livello mondiale, mette in evidenza che nonostante la spesa dedicata a soluzioni di Bi mediamente rappresenti il 12% della spesa software complessiva, le necessità di investimento sono ancora elevate e, quindi, un abbattimento dei costi legati a questi strumenti può avere un impatto importante sulla spesa informatica complessiva e liberare risorse per nuovi investimenti». In sintesi alcune delle sfide più interessanti provengono dal fronte dei costi e della democratizzazione. Aggiunge Loredana Sales, business intelligence practice manager Ibm global business services: «L’uso delle tecnologie Web 2.0 nei sistemi delle imprese sta cambiando il modo con cui le organizzazioni gestiscono e utilizzano le informazioni, in particolare migliora la ricchezza e l’interattività dell’interfaccia utente. Questo permette anche alla Bi di far fronte alla richiesta sempre più urgente di fornire l’informazione giusta, all’utente giusto, nella modalità più adeguata e nel momento richiesto. Inoltre l’approccio Web 2.0 facilita la progettazione per prototipazione, che è vincente nella realizzazione di sistemi di Bi, per i quali le funzionalità sono spesso dettate dalla ricchezza informativa effettivamente disponibile, più che da un disegno a priori».

Valutare la redditività dell’investimento

Tra i grossi ostacoli alla diffusione dei sistemi di business intelligence rientrano sicuramente l’incertezza sul reale livello di qualità dei dati, il timore di una difficile integrazione con i sistemi It esistenti e le difficoltà culturali legate al cambiamento, ma un ruolo particolare gioca la difficoltà di valutare la redditività dell’investimento. Sales dichiara: «Non sempre è facile calcolare il Roi di un progetto di Bi in quanto i benefici che produce possono essere diversi: dal maggior controllo del business, all’incremento dell’efficienza dei processi, alla possibilità di offrire servizi e informazioni aggiuntive ai clienti. Altri benefici da non trascurare sono gli aspetti qualitativi e reputazionali, come il ritorno d’immagine frutto di un utilizzo analitico delle informazioni». Secondo Lissoni: «La redditività può essere valutata anche grazie alla possibilità di prendere decisioni in modo consapevole, con dati consistenti che guidano e indirizzano le scelte. Ogni decisione, anche la più semplice, apporta un contributo positivo alle performance aziendali agevolando il raggiungimento degli obiettivi. Decisioni che riguardano ogni aspetto dell’azienda: dalla gestione delle vendite, all’analisi della redditività dei clienti o alla misurazione del ritorno delle attività di marketing».

La Bi chefa bene alla salute

Le potenzialità della gestione delle informazioni sono effettivamente molto vaste. Alcuni degli ambiti di applicazione più interessanti riguardano la sostenibilità. Come spiega de Seneen: «Le nuove frontiere di utilizzo della business intelligence spaziano anche sui temi di rilievo quali l’ambiente e la salute. La raccolta, l’aggregazione e l’interpretazione di grandi masse di dati e informazioni è fondamentale in tanti ambiti; per esempio nella prevenzione, analizzare gli effetti di determinati comportamenti sulla salute degli individui (lavoratori, cittadini, ecc) applicando dei modelli previsionali, può permettere la definizione di regole atte a evitare o limitare i danni». Se guardiamo alla sostenibilità, invece, «Da un lato ci sono aziende divoratrici di energia,» afferma Lanzani «per cui la Bi consente di ottimizzare il consumo energetico e diminuire le emissioni di anidride carbonica, dall’altro lato, ci sono le borse dei fumi istituite dal Protocollo di Kyoto dove sono scambiati i diritti di inquinamento, per cui sono state sviluppate applicazioni come quelle per il risk management e il trading dei titoli finanziari».

Diamo i numeri!
8 % annuo la prospettiva di crescita del mercato della Bi per il quinquennio 2009-2013
58% le grandi aziende (e 48% le Pmi) che ritengono un problema la scarsa qualità dei dati
73% le aziende che prevedono una crescita del budget dedicato alla Business intelligence nei prossimi tre anni
100% le aziende che affermano che la Bi abbia migliorato la propria capacità di reagire in tempi rapidi

Fonte: Rapporto 2008 Osservatorio Business Intelligence, Politecnico di Milano; Report 2007-2008 Osservatorio Business Intelligence, Sda Bocconi