Startup: 10 punti deboli che fanno fuggire gli investitori

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Sui conti bancari italiani è presente una liquidità immobilizzata che ha superato i 1700 miliardi di euro. Eppure, dall’altra parte esiste un’economia reale composta da startup e pmi innovative che non riesce a trovare i fondi necessari per poter crescere ed evolversi. Per risolvere il problema un primo passo andrebbe fatto dalle nuove imprese, che devno evitare di commettere alcuni errori decisivi per evitare di far fuggire a gambe levate i possibili investitori. Quali errori? Lorenzo Ferrara, presidente e co-founder di Open Seed (veicolo d’investimento nato nel 2016 proprio con lo scopo di sostenere startup a elevato potenziale di crescita) ha stilato un pratico decalogo per rispondere a questa domanda.

  1. Vorrei spiegare a voce…
    Qualche startup ci contatta senza dirci nulla dell’idea o del business, ma chiedendo subito un appuntamento per raccontarci tutto a voce. Questa cosa non ci piace. Fare lo “sforzo” di mettere nero su bianco un progetto per spiegarlo è un passo fondamentale per iniziare un dialogo.
  2. Prima di parlare serve un Nda
    Si tratta di un atteggiamento che indica chiusura. Eppure, ci sono casi di startup che pretenderebbero di far firmare un Nda a chiunque fosse disposto ad ascoltarle. Noi le scartiamo subito. Non c’è idea che tenga senza un buon team alle spalle.
  3. Numeri fantasiosi
    Sappiamo tutti che il business plan di una startup early stage è per forza di cose un grande esercizio di stile. Ma indicare numeri falsi relativi a un fatturato che non esiste, solo per ingolosire l’investitore, è uno dei primi motivi per fare un passo indietro.
  4. Lavoriamo altrove ma se troviamo i fondi ci dedicheremo al progetto
    Un cliché fin troppo diffuso. Costruire un progetto da zero è faticoso e rischioso, ma non può essere fatto nei ritagli di tempo libero. Se tu non ti dedichi a pieno alla tua startup, significa che non ci credi fino in fondo. Allora, come puoi pensare che ci creda io e ci metta anche dei soldi?
  5. Scalabilità limitata
    Una startup si differenzia da qualsiasi altra impresa per la sua capacità di crescere in maniera esponenziale. Se individuiamo un elemento che rallenta o blocca la scalabilità, per esempio richiede una consulenza professionale per ogni nuovo cliente, facciamo marcia indietro.
  6. Limiti del team
    La composizione del team è fondamentale. Una squadra composta solo da tecnici senza co-founder con competenze in marketing e sales parte con delle difficoltà evidenti perché non sarà in grado di pianificare una strategia di vendita e di promozione/creazione del proprio brand.
  7. Stipendi stellari
    Tutte le startup hanno bisogno di fondi, saperli amministrare bene è un’altra cosa. Quando ci rendiamo conto che i founder si attribuiscono stipendi importanti già durante la fase di pre-seed, quando cioè la startup non sta ancora fatturando nulla, capiamo che per noi non va bene.
  8. La startup che non decolla
    Se la fase di startup dura già da oltre un paio di anni e il business non decolla, forse ci sono problemi a monte che dal nostro punto di vista non vale la pena accollarsi. In genere tendiamo a investire su idee fresche e innovative in cui c’è anche entusiasmo e voglia di crescere velocemente.
  9. Mercato troppo piccolo
    Ci sono idee buone e team eccellenti che però decidono di lavorare all’interno di un mercato di riferimento troppo di nicchia o comunque troppo limitato che non offre margini di crescita. In quel caso si potrà creare un’ottima azienda, ma non è una startup sulla quale noi punteremmo.
  10. Un business model troppo lento
    La velocità di esecuzione è uno dei fattori che connotano una startup. Noi non puntiamo su progetti che si basano su modelli di business con tempistiche troppo dilatate. Il mercato è in continua mutazione e quello che funziona adesso, potrebbe non avere lo stesso successo fra un anno.