Investimenti, italiani sempre più timorosi: il 53% non ne farà nel 2019

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Il futuro ci spaventa, sempre di più, al punto che, sebbene abbiamo diversi risparmi da parte, non vogliamo investirli e, piuttosto di rischiare di perdere una parte del nostro gruzzoletto, preferiamo tenerlo nel cassetto. A dirlo l’Osservatorio mensile di Findomestic, realizzato in collaborazione con Doxa, secondo cui il 53% degli italiani non pensa di effettuare investimenti nei prossimi mesi e il 20% non ha ancora preso una decisione in merito. Le ragioni? Probabilmente siamo troppo spaventati da quanto successo negli ultimi mesi e, in particolare, dall’andamento incerto dei mercati e dalle oscillazioni delle Borse. Così, da popolo già cauto di natura ci stiamo trasformando in un popolo di timorosi e attendisti.
Eppure, le previsioni per il 2019 sono buone. Infatti, se nel 2018 il 40% dei nostri connazionali non è riuscito ad accantonare nulla, per il 2019 la quota di coloro che prevedono di non riuscire a risparmiare appare quasi dimezzata (scende al 26%). Addirittura il 33% degli italiani si aspetta di mettere da parte fino al 10% del proprio reddito. Non solo: se per il 14% del campione la spesa calerà, per il 21% aumenterà. E, infatti, il 14% degli intervistati da Findomestic pensa di sottoscrivere un mutuo o un leasing e il 15% ha intenzione di richiedere un prestito. 

Gli investitori puntano su prodotti finanziari e immobili

Fortunatamente, c’è una parte di noi che, nonostante tutto, è ottimista e ha deciso, dunque, di buttarsi. Dove? Il 14% dei proattivi vuole puntare sui prodotti finanziari e il 10% sui beni immobili. A credere nel mattone sono soprattutto i giovani sotto i 35 anni (il 34% di loro è pronto a scommettere sull’immobiliare) e gli abitanti del sud e delle isole (14%). I prodotti finanziari, invece, piacciono soprattutto agli anziani (23%), con una maggioranza nel nord est del Paese (quasi 19%). Non manca nemmeno chi pensa a forme meno comuni di investimento, come gioielli (4%), criptovalute (4%) e opere d’arte (3%). Bitcoin e affini attirano soprattutto l’interesse di studenti universitari vicini alla laurea, neolaureati e giovani professionisti a cavallo dei 30 anni. L’arte, invece, è la soluzione più congegnale per i cittadini del nord ovest, che fanno registrare una percentuale di investitori doppia rispetto alla media.