Coronavirus: il Covid-19 costa 83 miliardi ai big di Borsa Italiana

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Il nuovo coronavirus, che ha causato la pandemia globale da Covid-19, presenta un conto salatissimo per le società quotate in Borsa. Secondo un’analisi di Mediobanca, nel primo trimestre 2020 le 25 big del Ftse Mib di Borsa Italiana hanno visto ridurre la propria capitalizzazione del 22,4%, pari a 83 miliardi di euro. Un danno considerevole, soprattutto se si pensa che a fine marzo queste società - 13 società a controllo privato e 12 società a controllo pubblico - valevano in Borsa 288 miliardi e rappresentavano il 76% della capitalizzazione complessiva (escluse banche e assicurazioni).
Quest’anno, secondo le previsioni, verranno distribuiti oltre 900 milioni di dividendi in meno rispetto al 2019 (-7,2%), di cui -1,6 mld di riduzione dei dividendi per i gruppi privati e +0,7 mld di incremento dei dividendi per i gruppi pubblici.

L'analisi Mediobanca - Impatto della pandemia Covid-19 sui dati del 1Q 2020 del Ftse Mib (Industria e servizi)

Per l’economia italiana, l’attuale pandemia di Covid-19 rappresenta la crisi peggiore dal Dopoguerra. Mediobanca non usa mezzi termini per fornire il quadro clinico del paziente Italia, paragonando il Pil del nostro Paese nel periodo 1943-45 (crollato mediamente del 15% l’anno) con quello che, secondo il Fondo monetario internazionale, si registrerà a fine 2020 (-9,1%). L’economia italiana, che nel primo trimestre ha registrato un calo del Pil pari al 5,1%, rischia a fine 2020 una perdita corrispondente al Pil dell’intero Veneto. 

Perché l’Italia risulta così penalizzata? La risposta, nell’analisi di Mediobanca, in 5 punti:

  • È  stato il primo paese europeo colpito in modo violento dalla pandemia e quello che ha adottato misure restrittive più stringenti 
  • L’Italia ha un tessuto industriale prevalentemente costituito da piccole e medie imprese manifatturiere, proprio quelle maggiormente colpite dalla crisi 
  • L’Italia sconta una specializzazione settoriale sbilanciata verso i comparti maggiormente esposti alla crisi e una carenza nei comparti più resilienti 
  • Lentezza della burocrazia italiana
  • Il nostro Paese sconta un probabile ritardo nello smart working. È allineata alla Spagna, ma indietro rispetto a Regno Unito, Francia e Germania, mentre il Nord Europa è più avanti