Fare impresa con successo: le regole dell’innovazione di Jeff Bezos

Jeff Bezos

Se c’è una guida universale all’innovazione che ogni azienda dovrebbe leggere, si trova nelle lettere agli azionisti che ogni anno scrive Jeff Bezos, patron di AmazonNell’ultima, in particolare, pubblicata in aprile, il Ceo del più grande e-commerce al mondo vuole impartire una vera e propria lezione di come si fa impresa vincendo. Partendo da un assunto: e cioè che sia necessario inventare cose di cui il cliente non sente ancora il bisogno. Nelle sue parole sembra quasi di sentire l’eco di quelle di Henry Ford che diceva che “se avessi chiesto ai miei clienti cosa desiderassero, mi avrebbero risposto: cavalli più veloci”. 

Il potere del “vagabondaggio”

L’immaginazione dell’imprenditore deve riuscire a superare la domanda attuale del mercato per immaginare quella più probabile in futuro. Bezos lo definisce wandering  (vagabondaggio) e ne esalta il potere, come un fattore essenziale per compensare l’efficienza. E scrive: “A volte – a dire il vero spesso – nel business sai dove stai andando e quando lo fai, puoi esser efficiente… In contrasto, vagabondare nel business non è efficiente… ma non è neppure casuale. È guidato – da un’impressione, dalla pancia, dall’intuito, dalla curiosità e alimentato da una profonda convinzione che il premio per i clienti sia abbastanza grande da valere la pena essere un po' disordinato e tangenziale nel percorso per arrivare a destinazione. Il vagabondaggio è un contrappeso essenziale all'efficienza. Devi usare entrambi”.

Accettare i fallimenti

Per dirla in un altro modo, il processo di costruzione di un prodotto o di un servizio passa da tentativi ed errori e man mano che un’azienda scala, deve accettare che scali anche la dimensione dei fallimenti. Così un fallimento multimiliardario per un’azienda che ha una capitalizzazione superiore al trilione di dollari non è insopportabile: il riferimento – che Bezos ricorda senza problemi – è a Fire Phone, un insuccesso clamoroso da cui “ricavare degli insegnamenti (e degli sviluppatori) per accelerare il nostro impegno verso lo sviluppo di Echo e Alexa”.

Come attuare la distruzione creativa

Che il cliente sia al centro di tutto questo processo di distruzione creativa, Bezos lo rimarca nell’ultima lettera ma è un concetto presente anche nelle precedenti comunicazioni. D’altronde, fin dalla fondazione di Amazon, nel 1994, Bezos ha guidato la società seguendo un unico faro: il focus sul cliente perché ogni altra cosa vada in automatico al suo posto. Ha funzionato. E poiché, come sostiene il Ceo, Amazon occupa solo un piccolo spazio nel retail che al 90% è dominato ancora dal canale fisico, per molti anni “abbiamo pensato a come servire i clienti in store fisici, ma prima dovevamo inventare qualcosa che potesse realmente piacere... Con Amazon Go ci siamo liberati della cosa peggiore nel retail fisico: le code”. 

Echo e Aws: esempi di prodotti che il mercato non sapeva di volere 

Così nasce l’innovazione, dall’intuizione di cosa chiederà il mercato al prossimo step: “Nessun cliente chiedeva Echo. Se nel 2013 avessi proposto ‘Ti piacerebbe un cilindro nero in cucina, sempre acceso, al quale puoi parlare e fare domande, che accende e spegne le luci e mette la musica?’, vi garantisco che chiunque mi avrebbe guardato strano e avrebbe risposto: no grazie”. 

E così con Amazon Web Services, la controllata che fornisce servizi di cloud computing su una piattaforma on demand e che ha un business da 30 miliardi di dollari oltre a milioni di clienti che spaziano dalle grandi imprese, agli enti governativi, alle società non profit.

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Giuseppe Donvito, partner di P101 SGR

Gli insegnamenti di Jeff Bezos: il caso Wonderflow

Il primo passo verso l’innovazione consiste, insomma, nel rendere ogni business consumatore-centrico: che è anche il lavoro di una start up, che risponde al nome di Wonderflow (nel portafoglio di P102 attraverso un finanziamento da 1,5 milioni di euro). Nata a Trento (nell’Hub Innovazione Trentino) ed emigrata in Olanda per essere incubata da Rockstart ad Amsterdam. Il core business è un software di intelligenza artificiale capace di estrarre indicatori utili a supportare lo sviluppo del marketing di un prodotto, a partire dall’analisi di feedback e commenti pubblicati online dai consumatori e le informazioni contenute nei customer service aziendali. La tecnologia è in grado di elaborare 150 mila documenti all’ora in dieci lingue diverse, scalando le capacità di qualsiasi data scientist umano. E non è un caso che se ne servano già colossi come Philips, Samsung, TomTom, Uber, Dhl. 

Il settore dei Big Data, in cui Wonderflow opera, è uno dei trend di investimento più interessanti per gli anni a venire, per dimensione di mercato e per la capacità di disruption. Vale, secondo Statista, 50 miliardi entro il 2019. La customer analytics di cui si occupa Wondeflow ha invece un valore stimato di 4 miliardi nel 2019: secondo la società di ricerca Idc il Cagr annuo per le piattaforme software di predictive analytics sarà intorno al 40% nel triennio (per arrivare a quota 8,4 miliardi di dollari nel 2021). Senza considerare che parliamo di tecnologie che possono supportare la tensione all’innovazione centrata sul cliente di cui Bezos ha fatto un vero e proprio mantra.