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La Pa digitale si è fermata a Eboli: un italiano su tre non ha accesso ai servizi online della pubblica amministrazione nonostante miliardi di fondi europei e una pletora di iniziative. Il 35% dei Comuni italiani è fermo, insomma, non all'età della pietra, ma all'età della carta bollata. È quanto emerge dal nuovo studio degli Osservatori del Politecnico di Milano che denunciano come molte amministrazioni non abbiamo nemmeno cominciato il processo per utilizzare i sei miliardi di fondi per rinnovare la Pa entro il 2020

UN ITALIANO SU TRE NON HA ACCESSO ALLA PA DIGITALE

Se da una parte crescono gli strumenti di pagamento e il digitale nelle scuole, sono i Comuni i più attardati. «Solo il 4% dei Comuni è un vero "Digital Champions", mentre il 35% è totalmente "Non Digital", ma nei fatti il 30% della popolazione italiana non può interagire online con la Pubblica Amministrazione Locale perché non ci sono servizi interattivi», si legge nel rapporto. «Dalla ricerca emerge che gli investimenti in innovazione digitale resteranno immutati nel 2017 per oltre il 60% degli enti locali e aumenteranno nel 30% dei casi. Solo nel 44% dei Comuni c'è già almeno un progetto di innovazione in corso e nel 22% una delega tecnica dedicata all'eGovernment. Appena il 17% ha partecipato a progetti finanziati con fondi diretti europei, chi non l'ha fatto trova difficoltà nello sviluppare un'idea progettuale (44%), gestire il progetto (32%), coordinare i soggetti costituenti il partenariato (29%)».

Le cause di questo ritardo? Scarse competenze digitali da parte di chi decide e poco impegno da parte di chi governa. E «uno dei principali motivi per cui il digitale fatica nella PA è che la carta permette con più facilità le pratiche della corruzione», aggiunge a Repubblica  Paolo Coppola (PD), a capo della Commissione d'Inchiesta parlamentare per gli sprechi nella spesa pubblica informatica.