Per le multinazionali la tassazione è scesa di un terzo dal 2000 a oggi

Cittadini 0, multinazionali 1. Nella partita delle tasse, i singoli sono in netto svantaggio rispetto alle big corporation. A dirlo è uno studio del Financial Times, che ha analizzato i dati dal 2008 a oggi, tracciando un bilancio molto preciso della situazione nei Paesi Ocse. È emerso così che in dieci anni, il livello di tassazione sulle persone fisiche è aumentato del 6%, mentre quello sulle grandi imprese è diminuito del 9%. È vero che alleggerire la pressione fiscale sulle aziende significa sostenere il lavoro e, dunque, il reddito di tutti. Tuttavia, quanto guadagnato dai colossi mondiali fa davvero impressione. Se, infatti, le imprese sono riuscite ad avere uno sgravio medio del 5%, le multinazionali le hanno quasi “doppiate”, ottenendo un taglio della tassazione sui profitti del 9% rispetto al periodo pre-crisi.

Perché le tasse aumentano solo per i singoli?

Ma da dove deriva questo divario? Da un lato, la necessità di contenere il deficit, la pressione fiscale e l’ammontare dei debiti pubblici hanno spinto i Governi ad aumentare le tasse per i cittadini, che così si ritrovano a dover esborsare cifre sempre maggiori. Dall’altro, le manovre di elusione legalizzata, in particolare la possibilità di depositare enormi quantità di denaro presso società estere, e la corsa mondiale ad abbassare la corporate tax, che ha spinto diversi Paesi a fare il possibile per attrarre certe società, hanno comportato enormi vantaggi per le grandi società. Anche in Italia le multinazionali hanno vita più facile: dal 2017, infatti, l’Ires, l’imposta sul reddito delle imprese è stata abbassata dal 27,5% al 24%.