Tutte le paure (inutili) sulle previsioni della ripresa economica

Che cosa dicono le previsioni sulla ripresa economica? Che ci eravamo sbagliati. Tutti si erano sbagliati. Si era sbagliata la General Motors che, nel 2009, in piena crisi subprime prevedeva un +1,8% per la crescita del Pil Usa. E si sono sbagliati ancora oggi gli espertoni di economia, che hanno tenuto al ribasso le previsioni sull'uscita dalla crisi. Il 2017 è stato l'anno delle previsioni sulla ripresa economica "riviste al rialzo". Cioè, corrette perché errate. Nell’arco di tre mesi la Bce ha portato il Pil dell’Eurozona dall’1,9 di luglio all’attuale 2,2 per cento. 

Ripresa economica tra previsioni e paure

Non si è trattato di pura e giusta prudenza. Ad affossare le previsioni sulla ripresa economica è stata la paura. Anzi, le paure: Brexit, effetto Trump, populismo in Europa (con le elezioni in Francia e Olanda), instabilità politica e molto altro. Così tutti, dal Fondo monetario all'Ocse fino alla Commissione europea, hanno limitato la loro visione all'1,5% di crescita del Pil dell'Eurozona. Oggi invece concordano tutti sul 2,2%. 

Trump si è normalizzato - o quasi -, la Brexit si è dilungata nelle procedure, i nazionalismi sembrano rientrati, la Cina annuncia addirittura «più mercato » e il quantitative easing di Mario Draghi ha mostrato tutti i suoi effetti benefici, mentre Jean-Claude Juncker chiudeva un occhio sugli sforamenti del deficit. E l'economia ha ripreso a correre o quasi. Persino in Italia, dove la ripresa della domanda interna e una timida riduzione delle tasse hanno portato Bankitalia a prevedere un +1,5%. 

I fattori per far volare la ripresa economica

Ora la domanda che tutti si fanno è "quanto durerà la ripresa economica"? Impossibile fare previsioni. Ed ecco che nonostante le batoste tornano timori più o meno giustificati. Prendete, per esempio, l'ultimo World Economic Outlook  del Fondo monetario internazionale che ha delineato gli scenari futuri. Nelle sue previsioni, il Fmi vede una crescita globale al 3,5% per il 2017 e del 3,6% per il 2018.   Ma da che cosa dipenderà il perdurare di questa congiuntura favorevole? Dal manifestarsi o meno di alcuni rischi. Eccoli:

  1. Il crescente protezionismo e un conseguente rallentamento nel commercio mondiale potrebbero portare una rottura nella cooperazione o addirittura un conflitto aperto fra le grandi potenze.
  2. A fronte di aspettative di crescita ambiziose, negli Stati Uniti potrebbe essere varato un bilancio troppo espansionistico. Nel corto e medio termine, questo potrebbe generare un boom o addirittura garantire un secondo mandato a Trump, ma alla lunga potrebbero esserci problemi. 
  3. La deregulation finanziaria, proposta sempre dai repubblicani Usa, potrebbe togliere stabilità al sistema aprendo le porte a una nuova crisi. 
  4. L'evoluzione a lungo termine dell’economia cinese obbligherà Pechino a scegliere tra più debito o una crescita più lenta.
  5. Il ruolo dei Paesi emergenti sarà messo a dura prova dal rialzo del dollaro Usa.
  6. In Europa la scarsa performance economica e le debolezze del settore finanziario potrebbero deprimere nuovamente la domanda. Il Paese più vulnerabile è l'Italia, mentre il Regno Unito convive con i timori del post Brexit.
  7. Infine, ci sono i fattori politici, come il dilagare di dittature plebiscitarie in Ungheria, Polonia, Russia e Turchia che non depone a favore delle economie di quei Paesi.

La ripresa economica sarà ciclica? Le previsioni dicono che potrebbe diventarlo a patto di mantenere il delicato equilibrio tra investimenti pubblici e privati e di continuare a stimolare l'innovazione, riducendo al contempo la burocrazia in ogni settore. Ma soprattutto non bisognerà cedere alla paura.