La ricchezza non è tutto: Vietnam e Italia offrono più benessere degli Usa

La ricchezza non fa la felicità. Altrimenti non si spiegherebbe come mai gli abitanti degli Stati Uniti, che il Paese più ricco al mondo, stiano peggio di quelli del Vietnam, la cui economia non è certo fra le più brillanti a livello globale. Chi è ancora convinto che i soldi facciano bene anche a mente e cuore dovrebbe leggere l’analisi del SEDA 2019 (Sustainable Economic Development Assessment) elaborata da Boston Consulting Group, una delle maggiori società mondiali di consulenza strategica, da cui emerge che il benessere dei cittadini non va di pari passo con il Pil della nazione di residenza. Il SEDA ha valutato 40 indicatori di sviluppo (riferiti a dimensioni come istruzione, salute, occupazione e reddito) in ben 143 Paesi, assegnando poi a ciascuno Stato vari punteggi, fra cui uno che esprime la sua capacità di trasformare la ricchezza in benessere. Ebbene, al povero Vietnam è stato attribuito un coefficiente di 1,35, mentre ai ricchissimi Usa uno di 0,90, uguale a quello riconosciuto al Botswana, al Libano e alla Namibia. Così lo Stato asiatico finisce al quarto posto, mentre quello americano al 108esimo.

E l’Italia? Non è molto distante dagli Stati Uniti: con un coefficiente di 0,91 conquista un poco meritevole 104esimo posto. Nella classifica generale, che tiene conto di tutti gli indicatori, però siamo 29esimi: rispetto al 2008 perdiamo quattro posizioni, ma ne guadagniamo una dall’anno scorso. Del resto, negli ultimi cinque anni, ci siamo sempre attestati tra il 28esimo e il 30esimo posto. Siamo promossi sul fronte dell’ambiente, mentre siamo bocciati in occupazione: nella prima voce abbiamo guadagnato 44 punti nel tempo, nella seconda ne abbiamo persi 19. Male anche l’istruzione e la stabilità economica, rispettivamente a -12 e -36 punti indice. C’è da dire però che nella stabilità economica facciamo meglio della media UE.