La ricchezza globale aumenta. Ma il 44% è nelle mani di pochissimi

A dispetto di quanto le notizie di questi mesi ci potrebbero indurre a pensare, la situazione non è così catastrofica. In un anno, infatti, la ricchezza nel mondo è cresciuta del 2,6%. E se non ci fosse stato l’apprezzamento del dollaro, che con reazioni a catena ha impoverito tutti, l’aumento da giugno 2018 a giugno 2019 sarebbe stato del 5,9%. Insomma, le guerre commerciali, la frenata dell’economia, i guai politici stanno facendo danni meno gravi del previsto. A dirlo è il 10° rapporto Global Wealth presentato da Credit Suisse, da cui emerge, però che, come sempre, la ricchezza si concentra per la maggior parte nelle mani di pochi fortunati: lo 0,9% della popolazione mondiale è milionaria o miliardaria e possiede 153.300 miliardi di dollari, ossia il 44% della ricchezza complessiva. A questi si somma quasi mezzo miliardo di persone (il 9,8% del totale) che ha un patrimonio fino a un milione di dollari. Il 56,6% degli abitanti del Pianeta, 2,9 miliardi per la precisione, detiene meno di 10mila dollari di beni finanziari. In mezzo a questi due estremi, ci sono 1,6 miliardi di individui (32,6% del totale) che hanno in media 33 mila dollari: si tratta delle classi medie emergenti.

C’è comunque una notizia incoraggiante: la fascia che possiede dai 10mila ai 100mila dollari è cresciuta tantissimo, triplicando il livello dai 514 milioni di persone del 2000 all’1,7 miliardo di metà 2019. “Questo dato riflette la crescente prosperità delle economie emergenti, in particolare della Cina, nonché l’espansione del ceto medio nei Paesi in via di sviluppo” si legge nel report. Queste persone, che hanno un patrimonio medio di 33.530 dollari, sono più ricche delle loro Nazioni di appartenenza. La crescita delle nuove classi medie si accompagna a un calo generalizzato delle disparità nella distribuzione della ricchezza, tanto che “oggi la quota del 90% più povero rappresenta il 18% del patrimonio mondiale, rispetto all’11% del 2000. È prematuro affermare che è iniziata una fase discendente per le diseguaglianze, ma i dati prevalenti indicano che il 2016 potrebbe aver rappresentato il picco per il prossimo futuro” dice il rapporto.