Il rallentamento economico in cima alle preoccupazioni delle imprese

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Le imprese italiane sono preoccupate per il rallentamento economico. Del resto, il periodo non è dei migliori. Anche se nei giorni scorsi l’Istat ha segnalato una lieve crescita del nostro Pil, che ci toglie momentaneamente dalla recessione, la situazione è ancora stagnante. E così il timore degli imprenditori per i nuovi spauracchi, come il digitale e i cyber-attacchi, è tornato a lasciare spazio alle “vecchie” preoccupazioni. Non solo nel nostro Paese, in realtà, ma a livello globale. A dirlo l’edizione 2019 della Global Risk Management Survey di Aon, da cui emerge che dazi, andamento economico e commercio globale impensieriscono le aziende di tutto il mondo, al punto da mettere a rischio la loro capacità di investire in maniera adeguata nei processi che possono permettere la loro sopravvivenza e garantire la continuità della loro attività. “Quella che una volta era una strategia collaudata per la mitigazione dei rischi - ovvero, basarsi sul passato per prevedere il futuro - oggi rappresenta una sfida e, unita a un’economia globale sempre più competitiva, fa sì che si abbia un livello di preparazione nella gestione dei rischi più basso di tutti i tempi” ha dichiarato Rory Moloney, amministratore delegato di Aon Global Risk Consulting.

I timori delle imprese

Ma al di là del rallentamento dell’economia, oggi che cosa temono di più le aziende? Innanzitutto, il danno reputazionale dell’azienda e/o del brand a causa di eventi negativi diffusi attraverso piattaforme social media 24 ore al giorno, 7 giorni su 7. Seguono i rapidi cambiamenti di mercato, pericolo che nella precedente indagine era al 38° posto: questo netto avanzamento di posizione è dovuto all’aumento delle politiche protezionistiche del commercio internazionale, che includono la crescente attività di regolamentazione e le tensioni geopolitiche. Preoccupano anche l’interruzione dell’attività, l’aumento della concorrenza, gli attacchi cyber, il possibile aumento dei costi delle materie prime, la liquidità, l’incapacità di rinnovare i cambiamenti normativi.

Per quanto riguarda l’Italia, i 416 manager che hanno partecipato alla survey di Aon, hanno dichiarato che il rischio maggiore è rappresentato dall’accelerazione dei tassi di cambiamento dei fattori di mercato. Seguono la crisi economica/lenta ripresa, il rischio di prezzo delle materie prime, la crescente concorrenza e i danni a reputazione/brand. Completano la top ten, il rischio di cash flow/liquidità, quello di disponibilità di capitale/rischio di credito, quello di credito della controparte, e quello di concentrazione (di prodotto, di persone, geografico...).