Pmi Innovative: +40% in un anno, ma il potenziale italiano resta inespresso

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Cresce del 40% il numero delle Pmi Innovative in Italia. Secondo i risultati registrati dall’Osservatorio di Grant Thornton e Università di Pisa, sono infatti 567 le “nuove” aziende iscritte al registro apposito (tra ottobre 2019 e settembre 2020) contro le 432 del periodo precedente. Tuttavia, a circa cinque anni di distanza dalla creazione dell’apposito registro, il numero di Pmi innovative appare ancora contenuto rispetto al bacino potenziale: 1732 in tutta la Penisola. “L’importante incremento in percentuale delle Pmi Innovative è un ottimo segnale di dinamismo del comparto”, ammette Alessandro Dragonetti, Head of Tax di Grant Thornton che però segnala un gap tra le Pmi Innovative iscritte e quelle realmente presenti nel nostro Paese. “Registriamo ancora la necessità di una maggiore consapevolezza dei vantaggi e delle opportunità che il novero all’interno del Registro comporta. Stimiamo infatti che in Italia ci siano circa 20 mila imprese che abbiano le caratteristiche per rientrare nella categoria ‘innovative’. E, a norma di legge, questa categoria di imprese avrebbe accesso ad alcune delle stesse agevolazioni normative, fiscali, contributive, burocratiche previste per le Startup Innovative. Perché rinunciare a semplificazioni e abbattimento costi di apertura, sgravi fiscali per impresa e investitori, assunzioni agevolate, accesso preferenziale al credito?”.

I benefici per le Pmi Innovative

La pur importante crescita del numero di Pmi iscritte nell’ultimo anno è da considerarsi ancora limitata se si considerano i ripetuti interventi del legislatore sui benefici di cui tale categoria di impresa potrebbe godere. Tra gli ultimi interventi si possono ricordare quelli del Decreto 7 maggio 2019 dedicato proprio agli incentivi per le start up e le Pmi innovative e quelli previsti nel decreto rilancio dell’aprile 2020. Quest’ultimo ha stanziato un fondo di sostegno al venture capital con una dotazione di 200 milioni di euro a beneficio esclusivo delle start up e delle Pmi innovative. È stata riservata una quota pari a 200 milioni di euro a valere sulle risorse già assegnate al Fondo Centrale di Garanzia per le Pmi specificatamente dedicata all’erogazione di garanzie in favore di start up innovative e Pmi innovative. Infine, sono stati previsti incentivi alla capitalizzazione con importanti detrazioni Irpef per gli investitori fino al 50% rispetto all’ammontare dell’investimento. Peraltro, è opportuno ricordare come alcune delle politiche di incentivo all’innovazione, come il credito d’imposta alle attività di ricerca e sviluppo, l’iper-ammortamento “Impresa 4.0”, il Patent Box, o i voucher “manager dell’innovazione”, non vadano a beneficio esclusivo delle Pmi innovative, ma di una platea di aziende più vasta.

Osservatorio Pmi Innovative 2020: i risultati 

La maggior parte delle Pmi innovative, circa due terzi, siano di dimensioni ascrivibili alla categoria delle micro-imprese, con un fatturato al di sotto della soglia dei 2 milioni di euro. Meno del 10% delle aziende è ascrivibile alla categoria delle medie imprese (fatturato superiore a 10 milioni e inferiore a 50), mentre le restanti rientrano tra le piccole imprese (tra i 2 e i 10 milioni di fatturato). L’anzianità media, tra le nuove iscritte è di circa nove anni. Peraltro, per alcune aziende si potrebbe porre il problema di restare iscritte al registro tra qualche anno, in considerazione dei requisiti più stringenti fissati di recente sulla permanenza tra le Pmi innovative. Le Pmi innovative sul mercato da più di sette, ma meno di 10 anni possono restare nel registro, qualora non abbiano ancora dimostrato in misura sufficiente il potenziale di generare rendimento.

A livello territoriale, su base regionale, la Lombardia, con 148 casi (oltre il 26% del totale), presenta il maggiore numero di società iscritte nel Registro nell’ultimo anno. Seguono il Lazio con 65, l’Emilia Romagna con 57, la Campania con 52, la Toscana con 38 e il Veneto con 36, mentre tutte le altre Regioni si attestano su valori decisamente più bassi. A livello provinciale, invece, il maggior numero di “nuove Pmi Innovative” è a Milano, con 122 società iscritte nell’ultimo anno (+54% rispetto alla scorsa rilevazione), seguita da Roma con 58 società iscritte (+100%) e a seguire Napoli con 26 (+86%).

Pmi Innovative: bassa percentuale di giovani e donne

Con riferimento alle caratteristiche demografiche il database del MISE mette in evidenza che oltre l’80% delle Nuove PMI è composto in prevalenza da uomini adulti e per lo più di nazionalità italiana. I casi di assetto proprietario e di governance  nei quali si ha una prevalenza giovanile, femminile o straniera sono invece più limitati. Nell’ambito della compagine proprietaria si ha, ad esempio, una “prevalenza giovanile” solo nel 6,53% dei casi, una “prevalenza femminile” nell’8,82% e una prevalenza proprietaria e/o di management straniera “solo” per l’1,94% dei casi esaminati.

Pmi Innovative resilienti alla crisi economica

La seconda parte del Report, dedicata all’analisi dei dati economico-finanziari delle Pmi Innovative, evidenzia in generale buoni risultati in termini di fatturato e performance economico-finanziarie. Le Pmi innovative hanno registrato un incremento medio del fatturato del 15% nel biennio 2018-2019. Se prendiamo in considerazione solo le Pmi innovative che hanno avuto un incremento di fatturato, la media è +30%. Si osserva inoltre come il patrimonio netto medio è pari a circa 1,9 milioni di euro. La media è tuttavia innalzata dalle medie aziende. Infatti, la metà delle aziende ha un patrimonio netto inferiore al milione di euro e l’85% è inferiore a 1,3 milioni. Si evidenzia invece come nel 76,45% dei casi le società registrano un Ebida positivo, a dimostrazione del fatto che la maggioranza del campione osservato si trova in equilibrio economico.

Per quanto riguarda i settori di attività delle “nuove Pmi iscittte”, i gruppi più numerosi sono quelli attivi nel settore dei servizi, seguito da quello dell’industria/artigianato. Di contro, risultano essere pochi i casi di aziende qualificate come PMI Innovative operanti nel settore del commercio.

Più nel dettaglio, all’interno del settore dei servizi si possono evidenziare dei segmenti di riferimento più “vivaci” e sono quelli quelli che si rivolgono all’informatica, all’elettronica, ai prodotti intermedi, alla chimica e alla farmaceutica e ai servizi non finanziari. Questi settori, che rappresentano insieme circa il 90% delle PMI innovative osservate, sono tra i settori che potrebbero risentire meno della gravissima crisi innescata dal Covid 19.

Incrociando i dati della ricerca dell’Osservatorio con le stime del Cerved Industry Forecast (maggio 2020), relative all’impatto della crisi Covid sui fatturati delle aziende, in uno scenario soft, per i settori sopra menzionati, assisteremmo a un calo complessivo medio del fatturato nel 2020 (rispetto al 2019) del 10,4%, con un rimbalzo medio del 10,3% nel 2021 (rispetto al 2020). Complessivamente, confrontando le stime, in uno scenario soft si perderebbe l’1% circa del fatturato tra il 2019 e il 2021. In uno scenario hard, per i settori sopra menzionati, assisteremmo a un calo medio complessivo del fatturato nel 2020 (rispetto al 2019) del 14,9%, con un rimbalzo medio del 15,3% nel 2021 (rispetto al 2020). Complessivamente, comparando il 2019 e il 2021 in uno scenario hard si perderebbe poco meno del 2% del fatturato. In conclusione, le Pmi innovative potrebbero dunque mostrare un buon grado di resilienza alla crisi e mostrarsi pronte allo sfruttamento di opportunità.