Pil fermo da 18 anni: dal 2000, crescita annua dell’Italia pari a zero

L’Italia è rimasta ferma al 2000, perlomeno dal punto di vista economico. Secondo uno studio della Cgia di Mestre, che ha analizzato la crescita del nostro Paese nei decenni scorsi, infatti, negli ultimi 18 anni il nostro Pil è salito mediamente dello 0,2% ogni anno. Praticamente quasi nulla, specie se si guarda al passato. Fra il 1960 e la fine degli anni ‘70 l’aumento del prodotto interno lordo è stato addirittura del 4,8% medio annuo, ma anche tra gli anni ‘80 e ‘90 la ricchezza prodotta è cresciuta, mediamente, del 2% ogni anno. Se poi si confronta la situazione italiana con quella del resto dell’Europa il quadro si fa ancora più grigio. Dal 2000 a oggi l’area dell’euro è salita del 30%: sette volte in più del dato registrato nella nostra Penisola. Del resto, in Francia l’incremento del Pil (variazione calcolata su valori reali) è stato del 25,2%, in Germania del 26,5% e in Spagna addirittura del 34,7%. Non solo. Fra gli Stati che hanno scelto la moneta unica, solo l’Italia e la Grecia devono ancora recuperare, in termini di ricchezza, la situazione pre-crisi (anno 2007).

Il ristagno del Pil è legato alla crisi dell’industria manifatturiera

Per quali ragioni la crescita dell’Italia in questi anni è stata così bassa? “Bassa produttività del sistema Paese, deficit infrastrutturale, troppe tasse e una burocrazia eccessiva sono le principali cause di questo differenziale con i nostri principali partner economici” ha dichiarato Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia. Il settore che più ha condizionato la scarsa crescita è stato quello manifatturiero, che ancora oggi continua a essere il motore della nostra economia. In questi ultimi 18 anni, infatti, la produzione manifatturiera è scesa di 16,1 punti percentuali. Solo gli alimentari/bevande e il farmaceutico hanno aumentato la produzione, rispettivamente del 15,7% e del +31,6%.
C’è però una nota positiva: i nostri conti pubblici sono sempre stati in ordine. Solo nel 2009, il saldo primario, ossia la differenza tra le entrate totali e la spesa pubblica totale al netto degli interessi sul debito pubblico, è stato negativo. In tutti gli altri anni, invece, le uscite sono state inferiori alle entrate.