Ocse: l’ascesa del populismo potrebbe frenare la ripresa dell’Ue

I valori e le situazioni che caratterizzano attualmente l’Italia non sembrano molto favorevoli alla crescita economica. A dirlo, sebbene in maniera indiretta, è l’ultimo rapporto dell’Ocse sull’economia dell’Eurozona, secondo cui populismo, ma anche debiti e disoccupazione, insomma tre tratti distintivi del nostro Paese in questo momento, possono ostacolare la ripresa post-crisi. “Un evento politico negativo come l’ascesa di partiti populisti in alcuni Paesi dell’area euro, associato all’architettura incompiuta dell’Eurozona, potrebbe portare a un rapido aumento della ridenominazione del rischio e alla perdita di accesso al mercato per alcuni debiti sovrani della zona euro” si legge nella relazione dell’Organizzazione parigina dei Paesi sviluppati. Senza dimenticare che “l’elevata disoccupazione ancora presente in alcuni Paesi ha spinto il sostegno ai partiti anti-Ue” ha aggiunto il segretario Angel Gurrìa.

Per l’Ocse i miglioramenti ci sono, ma sono fragili

In realtà, secondo l’Ocse, l’Eurozona sta crescendo in maniera significativa, tanto che in molte nazioni la disoccupazione è sotto ai livelli pre-crisi e il bilancio è in aumento. Tuttavia, si tratta di miglioramenti ancora fragili, per cui potrebbe bastare davvero poco per spazzare quanto di buono fatto negli ultimi mesi. Ecco perché è importante che gli Stati più in difficoltà si impegnino a ridurre il debito: questo è un momento favorevole per farlo. Inoltre, l’Ocse auspica una riforma del bilancio dell’Ue, politiche di coesione più efficienti per ridurre i divari regionali e ulteriori sforzi per il mercato unico.
L’Italia, comunque, rimane fanalino di coda per quanto riguarda le prospettive di crescita nel biennio in corso. Se, infatti, nella Ue è previsto un aumento complessivo del Pil del 2,2% nel 2018 e del 2,1% nel 2019, le stime per il nostro Paese di fermano al +1,4% per l’anno in corso e al +1,1% per il successivo.