Ocse: il Pil dell’Italia torna a crescere. Ma ad aumentare è anche il debito

Laurence Boone, capo economista dell'Ocse (© Getty Images)

Torna a crescere il Prodotto interno lordo dell'Italia. A certificarlo è l’Ocse, secondo cui nel nostro Paese si comincia “a vedere una luce. Ed è bene così”. Nel nuovo report sulle Prospettive economiche , l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ha spiegato che la crescita del Pil italiano dovrebbe riprendere “molto gradualmente”: dallo 0,2% del 2019, stando alle previsioni, si passerà allo 0,4% del 2020 e allo 0,5% del 2021. La scarsa domanda esterna e le incertezze dovute agli attriti commerciali globali, infatti, probabilmente saranno controbilanciati da una ripresa moderata dei consumi interni, spinti dalla fiducia dei consumatori e dai tagli al cuneo fiscale per molti lavori dipendenti. Buone notizie anche dal fronte occupazione: il tasso di disoccupazione dovrebbe calare dal 10,6% del 2018 al 10% del 2010 e del 2020. Nel 2021 dovrebbe tornare a crescere, ma di poco, arrivando al 10,2%.

Ocse: rivedere Quota 100

E per quanto riguarda il debito pubblico? Le stime parlano di un 136% del Pil nel 2019 e di un 136,1% nel 2020. Solo nel 2021 dovrebbe scendere al 135,6%. “Quello che mi preoccupa è riuscire a far ripartire la crescita in Italia e quello che mi rassicura è che oggi penso ci siano le condizioni necessarie, c’è un vero dialogo con l’Europa, si cerca di equilibrare le riforme, il sostegno all’attività, il piano industria 4.0” ha commentato la capo economista dell’Ocse, Laurence Boone, rispondendo all’Ansa alla presentazione dell’Economic Outlook. L’Organizzazione invita l’Italia a mettere il “debito pubblico su una traiettoria discendente sostenibile, accompagnando al tempo stesso la crescita, in particolare, nelle regioni in ritardo”. In che modo? Attraverso un programma di bilancio credibile sul medio termine, riforme strutturali ambiziose e una razionalizzazione delle spese. In particolare, raccomanda al nostro Paese di rivedere le regole di prepensionamento adottate nel 2019, e dunque la famigerata Quota 100.