Manager e modelli di business devono diventare più aperti e flessibili

Se le aziende vogliono continuare a essere competitive, avere una speranza di non soccombere in questo clima di incertezza economica e politica e magari accrescere il loro fatturato devono sapersi rinnovare. A partire dai vertici. I manager, infatti, dovrebbero essere i primi a evolvere e rimanere al passo con i tempi. La conferma arriva dall’Osservatorio sul mercato del lavoro di 4Manager (un ibrido nato un anno fa che ha unito in un progetto Confindustria e Federmanager), secondo cui il 70% di manager e imprenditori è consapevole del fatto che per diventare più competitivi è necessario modificare il modello di business e anche la governance delle aziende. Oggi più che mai c’è bisogno di rifondare la cultura d’impresa, puntando su tre cardini fondamentali: ascolto, condivisione e agilità. Inoltre, è fondamentale premiare e non ostacolare la contaminazione creativa e le competenze trasversali.

I manager devono favorire nuovi modelli di business

I modelli di business verticistici, piramidali, gerarchici e burocratici oggi non funzionano più. La situazione odierna richiede sistemi organizzativi flessibili, agili, aperti alla contaminazione e in grado di riconoscere e valorizzare i potenziali creativi delle persone. A dirlo anche uno studio realizzato dal Boston Consulting Group, secondo cui le aziende che innovano l’intero modello di business registrano un aumento dell’8,5% degli utili ogni tre anni.
Purtroppo i manager italiani non sembrano particolarmente pronti alla sfida. Ciò che manca loro è soprattutto “la capacità di fungere da connettori di persone e di processi, di anticipare in modo creativo le tendenze del mercato e di integrare trasversalmente asset e competenze, attraverso la combinazione di hard skills (competenze tecniche e specialistiche) e soft skills (quelle comportamentali), utili a rendere omogeneo il processo di cambiamento, a tutti i livelli” si legge nel rapporto dell’Osservatorio sul mercato del lavoro. E, infatti, gli ultimi dati Eurostat rivelano che la produttività del lavoro italiano è cresciuta solo del 4%, contro una media Ue del 10,5%.