Gli investimenti cinesi in Italia calano dell’11%. Ma l’export sale a +22%

L’amore fra Cina e Italia è sul viale del tramonto? Forse. Secondo i dati del ministero del Commercio cinese (MofCom), infatti, fra il 2016 e il 2017 gli investimenti cinesi nella Penisola sono diminuiti mediamente dell’11%. Nel dettaglio, dai 35,9 miliardi di dollari di investimenti del 2016 si è passati ai 29,7 miliardi del 2017. Eppure negli anni precedenti si era assistito a un vero e proprio boom. Se fino al 2010 il gigante asiatico aveva portato nel nostro territorio meno di 50 milioni di euro all’anno, nel 2011 questa cifra ha iniziato a salire, arrivando a poco meno di 200 milioni, e poi - tranne un calo momentaneo nel 2012 (a circa 100 milioni) - è aumentata sempre più, fino all’arresto di due anni fa. E allora che cosa è successo improvvisamente? Secondo la Banca Mondiale, la colpa è della frenata dell’economia di tutto il mondo. Del resto, gli investimenti cinesi rappresentano il 42% di quelli globali: è ovvio, dunque, che se c’è una difficoltà a livello mondiale, la Cina è fra le prime a risentirne. Anche i fattori interni, come il rallentamento della crescita (i dati sulla crescita dell’ultimo trimestre del 2018 sono ai minimi dal 2009) e il progressivo invecchiamento della popolazione, stanno facendo la loro parte.

Gli investimenti cinesi sono calati ovunque

A dimostrazione che il calo degli investimenti in Italia non è legato a rapporti difficili con il nostro Paese, c’è il dato mondiale: a livello continentale, infatti, gli investimenti sono crollati addirittura del 17,2%. Non solo. L’esportazione da Roma verso Pechino è cresciuta del 22%, facendo dell’Italia il quarto partner europeo, tanto che nel 2017 il deficit commerciale italiano si è contratto anche grazie e soprattutto alla presenza dei nostri prodotti e servizi in Cina. Il dialogo commerciale con la potenza asiatica dunque è più in salute che mai. Non è un caso che la Bank of China abbia investito complessivamente 3,49 miliardi di euro per partecipazioni in aziende nostrane, tra le quali Enel, Eni, Fca, Generali, Mediobanca, Monte dei Paschi di Siena, Telecom Italia e Unicredit.