Industria italiana in crisi: 2019 da dimenticare, produzione in calo

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Quello appena concluso non è stato un buon anno per l’industria italiana. Nonostante il lieve recupero registrato a novembre (+0,1% su ottobre), infatti, secondo l’Istat il bilancio 2019 rimane negativo. È vero che manca ancora il dato di dicembre, ma è anche vero che nella media del periodo che va da gennaio a novembre la produzione industriale ha segnato una flessione dell’1,1% rispetto allo stesso periodo del 2018. E le previsioni per il 2020 non sono certo migliori. I cali maggiori sono quelli delle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-5,4%), della fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-5,3%) e della metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (-4,9%). In crescita, invece, la fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica (+8,1%), l’industria del legno, carta e stampa (+7,0%) e la fabbricazione di prodotti chimici (+2,9%). A novembre in rialzo anche la produzione di autoveicoli, dell’1,8% su base annua.

 Le ragioni della crisi dell’industria italiana nel 2019

Era dal 2014 che le fabbriche tricolori non chiudevano in perdita. Per quali ragioni la situazione si è nuovamente capovolta? Sicuramente hanno giocato un ruolo fondamentale le tensioni commerciali fra Usa e Cina e le incertezze globali, che hanno portato a un calo degli investimenti e della domanda. L’Italia ha cercato di reagire puntando sui servizi, ma evidentemente non è stata una risposta sufficiente. “Il dettaglio dei settori mostra chiaramente che la debolezza deriva dalla produzione di beni strumentali (d’investimento) e intermedi, solo in parte controbilanciata dalla crescita dei beni di consumo” ha commentato a Repubblica Loredana Federico, capo-economista di Unicredit per l’Italia, convinta che il recupero che ha caratterizzato gli anni 2015-2018 si stia esaurendo. È più ottimista, invece, Paolo Mameli, direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo, secondo cui “sia il dato sintetico che i dettagli sono migliori delle nostre attese. Non escludiamo anzi un ulteriore recupero congiunturale a dicembre, anche sulla scia di effetti di calendario (e metereologici) favorevoli”.