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Gi indici di benessere sono più veri del Pil, rappresentano meglio del semplice dato sul prodotto interno lordo il reale stato di salute di un Paese. Se l'economia torna a correre, ma la giustizia resta un problema e le diseguaglianze si allargano, non si può dire che vada tutto bene. Così il governo ha deciso di varare gli indici di benessere, dopo l'approvazione sperimentale dei primi quattro nel Def 2017: saranno in tutto 12 e verranno raccontati ogni anno il 15 febbraio dalla relazione del ministero dell'Economia

Indici di benessere, perché sono più veri del Pil

Gli indici di benessere rendono l'Italia il primo Paese in Europa «tra i membri del G7 ad aver tradotto in meccanismo di politica economica un'idea molto importante», spiega dal Mef, Pier Carlo Padoan. «Indipendentemente dai risultati che otterremo, il fatto di accendere il faro su questi aspetti del benessere è indirettamente, ma forse anche direttamente, rimettere in discussione la scelta delle priorità. Se questo fosse generalizzato, tutto il dibattito di politica economica del paese ne avrebbe beneficio".

La discussione sull'allargamento degli indicatori dura da anni in tante organizzazioni, dall'Ocse all'Onu. Nel 2016 l'Italia ha raccolto la sfida identificando 12 "Indicatori di benessere equo e sostenibile", a partire dal lavoro svolto da alcuni anni da Istat e Cnel. Gli indici vanno inseriti nel Def e la loro evoluzione sarà oggetto di una relazione al Parlamento. Si parte con i quattro già sperimentati nel corso di quest'anno e che saranno valutati il 15 febbraio 2018: il reddito medio disponibile, un indice di diseguaglianza, il tasso di mancata partecipazione al lavoro e le emissioni di CO2 e di altri gas clima alteranti.
«Sono stati scelti perché esisteva già una modellistica avanzata, e quindi è più facile fare una valutazione»; spiega Federico Giammusso, presidente del comitato che ha scelto gli indicatori e dirigente del Mef. «L'Italia è il primo Paese al mondo che si lancia in questo esercizio un po' temerario di "tendenziale programmatico del benessere". È ovvio che il Pil non verrà mai scalzato nella sua centralità in riferimento alla politica economica, però l'ambizione è che nel dibattito questi dodici indicatori diventino sempre più importanti».

«Se il governo favorisce l'assunzione dei giovani», avvisa però sy Repubblica  Enrico Giovannini, membro del comitato e portavoce dell'Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), «ma l'occupazione non aumenta per via di uno shock esterno, per capire l'effetto della politica servono modelli complessi. Il governo dovrà fare delle previsioni triennali con il Def, e poi ogni anno dovrà pubblicare una relazione sull'impatto delle misure della legge di Bilancio. Si tratta di un importante salto di qualità. Poi gli istituti di ricerca faranno le loro valutazioni: anche l'ASviS lo farà: ad esempio nel rapporto che presenteremo il 28, faremo vedere attraverso un modello elaborato dalla fondazione Eni Enrico Mattei come sia possibile simulare gli effetti di politiche alternative sul futuro economico, sociale e ambientale del nostro Paese. Nei Paesi nordici lo fanno da tempo».

La lista degli indicatori di benessere.

La lista degli indicatori di benessere sarà varata per intero nel Def 2018. Vediamoli insieme:

  • reddito medio disponibile aggiustato procapite; 
  • indice di disuguaglianza del reddito disponibile; 
  • indice di povertà assoluta; 
  • speranza di vita in buona salute alla nascita; 
  • eccesso di peso; 
  • uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione; 
  • tasso di mancata partecipazione al lavoro (scomposto per genere); 
  • rapporto tra tasso di occupazione delle donne 25-49enni con figli in età prescolare e delle donne senza figli; 
  • indici di criminalità predatoria; 
  • indici di efficienza della giustizia civile; 
  • emissioni di Co2 e altri gas clima alternanti; 
  • indice di abusivismo edilizio.