Flat tax, gli autonomi pagheranno fino al 52% in meno dei dipendenti

Finalmente una buona notizia per i lavoratori italiani. Solo se sono autonomi, però. Secondo uno studio della Uil, infatti, la famigerata flat tax comporterà una riduzione della pressione fiscale per chi ha partita Iva, ma non per chi è assunto con regolare contratto da dipendente. La legge di Bilancio prevede che dal prossimo anno i liberi professionisti con un reddito sotto i 65.000 euro siano assoggetti al regime fiscale forfettario e dunque a un’aliquota al 15%. Poi, dal 2020, anche coloro che guadagnano fra i 65.001 e i 100mila euro potranno aderire a una seconda aliquota al 20%. Complessivamente, a godere di queste tassazioni agevolate saranno oltre 3,3 milioni di contribuenti Iva, sia a regime ordinario sia speciale: il 72,39% della platea totale. Per loro, dunque, il futuro si prospetta roseo. Ma se paragoniamo la situazione degli autonomi a quella dei lavoratori dipendenti lo scenario cambia completamente. Le nuove norme “generano un grandissimo squilibrio nel nostro sistema fiscale relegando, di fatto, la progressività, valore costituzionalmente stabilito, alla sola imposizione sui redditi da lavoro dipendente e da pensione” ha dichiarato Domenico Proietti, segretario confederale dell’associazione sindacale.

La flat tax non è “democratica”

Secondo lo studio della Uil, a parità di reddito imponibile, i dipendenti pagheranno molte più tasse degli autonomi. Per esempio, su un reddito di 35.000 euro annui, “l’imposta Irpef di un lavoratore autonomo sarà pari a 5.250 euro, mentre per un dipendente sarà di 9.400: il 44,15% in più. Differenza che può superare il 50% per i redditi più elevati” ha spiegato Proietti. Un altro esempio: un lavoratore con partita Iva e un reddito di 45.000 euro pagherebbe 6.750, contro i 14.039 euro di un dipendente con lo stesso reddito e l’aliquota marginale: una differenza del 51,92%. Ecco perché la Uil ha chiesto a Governo e Parlamento di studiare una revisione delle imposizioni sui redditi che sia improntata a una vera progressività. I sindacati puntano a una riduzione della pressione fiscale che grava su tutti i redditi prodotti in Italia, e in particolare alla pressione che pende su lavoratori dipendenti e pensionati che da soli versano oltre il 94% del gettito Irpef.