Fintech in Italia: 326 start up raccolgono 654 milioni di finanziamenti

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Si contano ormai 326 start up fintech & insurtech in Italia, capaci di raccogliere 654 milioni di euro di finanziamenti, che si stanno aprendo a collaborazioni con attori di diverso tipo. Si contano 48 piattaforme di Open Finance attive in Europa che permettono scambio di dati, attivazione di servizi, ecosistemi di collaborazione e aggregazione di idee, mentre l’offerta di servizi finanziari si allarga anche ad altri settori. Sono alcuni dei numeri forniti dall’Osservatorio Fintech & Insurtech della School of Management del Politecnico di Milano, che ha delineato una panoramica del settore delle start up finanziarie in Italia.

Il profilo della start up fintech & insurtech in Italia

In media, le 326 startup censite dall’Osservatorio – con eccezione di alcuni casi limitatissimi come i 100 milioni di Prima Assicurazioni e gli oltre 70 di MoneyFarm – non hanno raccolto capitali consistenti (in media 2,6 milioni per azienda). I settori in cui operano sono eterogenei: dai servizi bancari (42%) ai servizi tecnologici orientati al mondo finanziario e assicurativo (25%). “Le startup italiane stanno improntando il loro modello di business verso un’architettura open”, spiega Filippo Renga, co-Direttore dell’Osservatorio Fintech & Insurtech. “Ben il 73% ha avviato almeno una partnership con altri attori, che in metà dei casi non sono finanziari e in particolare le più mature si mostrano molto attive nelle collaborazioni. Il principale asset nella partnership con le start up secondo le aziende è la possibilità di accedere a nuove tecnologie come API, Big Data Analytics e Artificial Intelligence”.

Chi utilizza le start up fintech & insurtech

Sono 12,7 milioni (pari al 29% della popolazione tra i 18 e 74 anni) gli italiani che hanno utilizzato almeno un servizio fintech & insurtech nel 2019, mostrando un alto livello di soddisfazione. Lo rivela l’analisi effettuata dall’Osservatorio in collaborazione con Nielsen, da cui emerge che sono i giovani tra i 18 e 24 anni a conoscere e utilizzare più questi servizi (l’89% ne conosce bene almeno uno e il 72% ne usa almeno uno)). I servizi più utilizzati sono il Mobile Payment (14%) e i Chatbot per comunicare con la banca (10%), mentre tra i meno utilizzati ci sono le assicurazioni istantanee/on demand (2%) e le assicurazioni con premi basati sul comportamento (1%).

Nella gestione del risparmio, il 40% non si affiderebbe a nessun attore, ma quelli preferiti sono i tradizionali come operatori postali e bancari. I giovani tra i 18 e 24 anni rispetto alla media guardano però anche a produttori di smartphone o a startup (29%). Per le richieste di finanziamento, il 60% non si affiderebbe a nessuno, ma tra gli attori si scelgono soprattutto banche (66%), servizi postali (45%) e SRG (24%) e tra i giovani crescono rispetto alla media anche operatori di telefonia (22%). Per i servizi futuri delle banche sono importanti soprattutto l’assenza di costi di base, la velocità nelle operazioni e nel rispondere ai problemi, insieme alla possibilità di un incontro di persona nei casi più complessi.

Assicurazioni: il digitale non piace, vince ancora il canale tradizionale

Riguardo alle assicurazioni, solo il 14% degli utenti ha già acquistato una polizza completamente online (l’86% di questi una polizza auto, poche coperture per la casa e prodotti vita). La maggioranza (66%) dei consumatori non ha mai acquistato polizze in forma digitale e non intende farlo nel prossimo futuro, principalmente per mancanza di fiducia e perché soddisfatto del canale tradizionale. La condivisione dei dati è sempre più rilevante: già oggi il 12% della popolazione italiana condivide informazioni sullo stile di guida tramite black box e a le preclusioni sono limitate, con il 65% che condividerebbe informazioni sullo stile di guida, il 66% sulla sicurezza della casa, il 62% sulla salute fisica.