Evasione, Confindustria propone di tassare i prelievi. Per Visco non basta

L’evasione fiscale e contributiva rimane uno dei grandi - e tanti - problemi dell’Italia. Ma le idee per risolverla non mancano. L’ultima proposta arriva dal Centro studi di Confindustria (Csc), secondo cui il modo migliore per recuperare i 107 miliardi di euro che ogni anno lo Stato non incassa a causa dell’evasione consiste nel tassare i contanti, favorendo di contro i pagamenti elettronici. Nel dettaglio, il Csc ipotizza di istituire una commissione del 2% sui prelievi di denaro che superano i 1.500 euro e un credito di imposta del 2% ai clienti che scelgono la via delle transazioni elettroniche. Solo con la prima misura si avrebbe un gettito annuale di circa 3,4 miliardi. Per quanto riguarda gli incentivi all’uso delle carte di pagamento, Confindustria ha calcolato che se l’intervento entrasse in vigore l’1 gennaio 2020, lo sconto del 2% sarebbe compensato a partire dal 2022 dall’emersione di attività finora non tassate e nel 2023 lo stato potrebbe arrivare a guadagnare 2,48 miliardi di euro. In effetti, l’Italia non è solo uno dei Paesi europei con la più grande evasione fiscale e contributiva (nonostante i progressi degli ultimi anni), ma è anche uno di quelli dove è meno diffuso l’utilizzo di carte di pagamento. Un peccato, visto che proprio “l’utilizzo maggiore di metodi di pagamento digitale può far emergere gettito fiscale modificando le abitudini di spesa dei consumatori finali” ha spiegato il Csc.

Le altre soluzioni contro l’evasione

Ma non tutti sono d’accordo. A partire da Vincenzo Visco, l’ex ministro delle Finanze da anni impegnato nel contrasto all’evasione, che ha dichiarato a Repubblica che “la proposta di Confindustria sui contanti non serve a molto. Se uno mette una tassa del 2% sul prelievo, questa viene aggirata comodamente. Dopodiché l’evasione non dipende soltanto dall’uso del contante al consumo, gran parte dell’evasione avviene senza contante, semplicemente manipolando i bilanci delle imprese. Tuttavia, evitare l’uso del contante è giusto”. Dubbiosa anche Confcommercio, che ritiene che l’uso di sistemi elettronici di pagamento sicuri e tracciabili sia sì utile, ma che comporti troppi costi a carico di consumatori e imprese. Per questo, propone “un credito di imposta a favore degli esercenti per le commissioni pagate per l’accettazione di carte di debito e di credito. Una tassa in più, soprattutto in un momento di perdurante stagnazione dei consumi, non ci sembra francamente una buona idea”.