Europa e Giappone, entra in vigore l’accordo sull’area di libero scambio

È entrato ufficialmente in vigore l’accordo commerciale siglato lo scorso luglio dall’Unione europea e dal Giappone, dopo cinque anni di trattative. Dallo scorso 1 febbraio è iniziata, dunque, a prendere concretamente forma l’area di libero scambio più grande al mondo: copre, infatti, un terzo dell’economia mondiale e include circa 600 milioni di persone. L’intesa si gioca su tre assi principali: eliminare le tasse sulla maggior parte degli scambi, incoraggiare gli investimenti delle imprese e garantire la protezione dei diritti di proprietà intellettuale. L’obiettivo finale è contrastare il protezionismo degli Stati Uniti e la guerra dei dazi con la Cina. Quando la partnership sarà a regime, infatti, il Giappone sopprimerà i dazi doganali sul 97% delle merci che vengono dall’Unione europea, mentre la Ue toglierà il 99% delle tariffe sui beni importati dal Sol Levante.

Che cosa significa l’accordo fra Europa e Giappone per l’Italia

Ma quali e quante saranno le ricadute concrete dell’accordo fra Unione europea e Giappone? Pesantissime, se si pensa che già ora l’Europa esporta in Giappone oltre 58 miliardi di euro in beni e 28 miliardi di euro in servizi e che, secondo le stime, con la partnership questo mercato crescerà del 13%, con punte del 51% per il cibo lavorato, del 215% per i latticini e del 220% per il tessile. Del resto, il Vecchio Continente potrà avvantaggiarsi dei 127 milioni di consumatori giapponesi. Solo per quanto riguarda le produzioni agricole, sono state riconosciute 205 Indicazioni geografiche. Inoltre, saranno eliminati i dazi giapponesi sui formaggi (finora di circa il 30%), sulle esportazioni di vini (di circa il 15%) e sulle carni di maiale trasformate, mentre ridotti quasi a zero sulle carni fresche.
E L’Italia? Il nostro Paese esporta per 6,6 miliardi e importa per 4,2 miliardi (dati 2017), con un surplus di 2,4 miliardi. I settori più forti nel Sol Levante sono il tessile e l’abbigliamento, seguiti dall’agroalimentare e dalla meccanica strumentale. La nuova intesa commerciale dovrebbe garantire un risparmio di un miliardo di euro all’anno per le nostre imprese. Del resto, fra le 205 Indicazioni geografiche riconosciute, 44 sono italiane: 18 alimentari e 26 vini, inclusa la grappa. Ma Federconsumatori e Coldiretti sono preoccupate: secondo loro, questo accordo spiana la strada al falso made in Italy, che potrà essere prodotto e commercializzato in Giappone.