Draghi: se la crescita dell’Eurozona frena, la colpa è anche dell’Italia

L’Eurozona rallenta. E la colpa è anche del nostro Paese. A dirlo il presidente della Banca centrale europea (Bce), Mario Draghi, secondo cui la brusca frenata del Pil europeo dipende da vari fattori e “uno di questi è certamente l’Italia”. La Penisola, infatti, sta attraversando un momento molto delicato dal punto di vista economico e politico e secondo le ultime stime Ocse la situazione è destinata a peggiorare poiché non siamo che all’inizio di una piena recessione. Questo, unito a tutta un’altra serie di criticità, come la crisi del comparto automobilistico tedesco, ha spinto la Bce a rivedere al ribasso le previsione di crescita per l’Eurozona: se lo scorso anno il Pil 2019 era stimato al +1,8% e a dicembre 2018 al +1,7%, ora scende ancora, al +1,1%. Limata anche la crescita per il 2020: passa dal +1,7% al +1,6%. Invariata, invece, la stima per il 2021, al +1,5%. Anche l’inflazione è data al ribasso: le stime per il 2019 passano dal precedente 1,6% all’1,2%, quelle per il 2020 dall’1,7% all’1,5% e quelle per il 2021 dall’1,8% all’1,6%.

Draghi ha già annunciato le contromisure per salvare l’Eurozona

Visto il momento critico, la Bce ha preso un’altra decisione: i tassi d’interesse rimarranno invariati non solo fino all’estate prossima, come annunciato precedentemente, ma almeno fino alla fine del 2019 e “in ogni caso finché sarà necessario per assicurare che l’inflazione continui stabilmente a convergere su livelli inferiori ma prossimi al 2% nel medio termine”. Nel dettaglio, il tasso principale resterà fermo allo 0%, quello sui prestiti marginali allo 0,25% e quello sui depositi a -0,40%. Dopo che le nuove misure sono state rese note, lo spread fra Btp e Bund è scivolato a 243 punti base, minimo da fine gennaio, e la moneta unica è virata al ribasso, fino a perdere lo 0,37% a 1,1267 dollari.
La Banca centrale europea è corsa ai ripari anche annunciando una nuova serie di operazioni trimestrali mirate di rifinanziamento a più lungo termine (TLTRO-III) a partire da settembre 2019 e nuovi maxi-prestiti alle banche che, come ha annunciato Draghi serviranno per “assicurare che le banche possano prendere a prestito e prestare” a condizioni accettabili e “non perché comprino bond sovrani”.