I distretti industriali continuano a crescere. Svetta la gomma bergamasca

Buone notizie per l’industria italiana. A dispetto di tutte le difficoltà, gli inciampi e le criticità di questo periodo, infatti, nel biennio 2017-18 il volume d’affari delle nostre aziende è aumentato del 7,7%. Ma il balzo in avanti maggiore è stato compiuto dalle imprese dei distretti industriali, che hanno registrato una crescita di 5 punti percentuali superiore rispetto alle aree non distrettuali. A svelarlo è la ricerca sull’evoluzione economica e finanziaria delle imprese distrettuali, realizzata dalla direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo, secondo cui i distretti più in salute sono quelli bergamaschi della gomma del Sebino, a pari merito con quelli della pelletteria e calzature di Firenze. Subito dietro, nella classifica dei 20 distretti migliori per performance di crescita e redditività, vengono le macchine per imballaggio di Bologna e la meccatronica di Trento. La medaglia di bronzo va ai dolci di Alba e Cuneo. In decima posizione si piazza il prosecco di Conegliano-Valdobbiadene, in 12esima l’occhialeria di Belluno e in 16esima l’alimentare di Avellino. Complessivamente, i distretti più presenti sono quelli del nord-est e del nord-ovest. Centro e sud sono presenti con due distretti ciascuno.

I distretti industriali attirano gli investitori esteri

Insomma, il fatto di appartenere a un’agglomerazione di imprese, concentrate in un ambito territoriale circoscritto, specializzate in una o più fasi di un processo produttivo e integrate in una rete rappresenta un indubbio vantaggio. Dal rapporto, che ha analizzato i bilanci aziendali degli anni 2017-18 di quasi 20 mila imprese appartenenti a 156 distretti industriali e di oltre 62 mila imprese non distrettuali attive negli stessi settori di specializzazione, è emerso anche che uno dei punti di forza dei distretti è costituito dalla capacità sempre maggiore di attirare capitali esteri. Quali? Nel 63% si tratta di investitori francesi e nel 44% di investitori tedeschi.