Confcommercio: la recessione è finita, ma la sfiducia resta alta

È ancora presto, e decisamente inopportuno, per tirare un sospiro di sollievo. Anche se l’Italia è ufficialmente fuori dalla recessione tecnica, la situazione resta molto complessa e difficile. La conferma arriva dall’ufficio studi Confcommercio, che ieri, nel corso della presentazione dell’Outlook Italia 2019 Confcommercio-Censis, ha spiegato che la nostra economia è tutto fuorché in risalita. “Siamo a livelli di crescita talmente esigui che siamo dentro l’errore statistico, pochi credono alla ripresa” ha affermato Mariano Bella, direttore dell’ufficio studi Confcommercio. E uno dei problemi maggiori è rappresentato proprio dall’atteggiamento dei cittadini, che giustamente sono sfiduciati e hanno paura. Il risultato? Non sono propensi al consumo e, quindi, non riescono a dare la spinta giusta per migliorare la stagnazione: a marzo 2019, solo il 31,9% dei nostri connazionali aveva speso qualcosa in più rispetto all’anno scorso, mentre il 43% non è riuscito ad aumentare i consumi per colpa delle spese obbligatorie. Non solo. Il 22% degli italiani (contro il 17,3% di marzo 2017) è convinto che sia necessario risparmiare e mettere da parte soldi per eventuali imprevisti. Il 51,8% dice che anche se avesse più soldi a disposizione, comunque, non spenderebbe di più, per risparmiare in modo da coprire eventuali criticità.

“Il 30-40% dei cittadini italiani non è neppure in grado di dire se è pessimista o ottimista rispetto ai prossimi sei mesi di vita economica” ha aggiunto Bella. C’è il rischio, dunque, che nel breve periodo l’onda pessimistica cresca, e di molto. Del resto, dal 2007 a oggi abbiamo perso circa 20 mila euro di ricchezza pro capite.