Cig: solo 6 lavoratori su 100 hanno ricevuto l’anticipo dalle banche

Foto di Bernd Marczak from Berlin da Pixabay 

Solo 6 lavoratori su 100 hanno ricevuto l’anticipo della cassa integrazione dalle banche. E non va meglio per i prestiti garantiti al 100% dallo Stato in favore delle piccole e medie imprese: a fronte di 165 mila richieste pervenute dal 17 marzo al 13 maggio 2020 al Fondo di Garanzia solo il 6,2% sono state accolte e liquidate. Scenari che i consulenti del lavoro avevano anticipato già lo scorso aprile e che, a distanza di un mese, trovano conferma nelle risposte di oltre 1.300 iscritti al sondaggio condotto dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro nei giorni scorsi per valutare le difficoltà operative e procedurali per l’erogazione dei sostegni al reddito e l’accesso ai prestiti garantiti previsti dal cd. Decreto “Liquidità”.

Con riferimento alla possibilità di anticipo della Cig per i lavoratori, più della metà del campione evidenzia in primo luogo i ritardi degli istituti di credito per l’evasione della pratica (51,9%), assieme al numero eccessivo di moduli da presentare (50,6%) e allo scarso impegno degli istituti nel rendere realmente efficace questo strumento (48,9%). A ritardare l’anticipo è soprattutto l’appesantimento burocratico. Stando a quanto dichiarato dal 78,2% degli intervistati, gli istituti di credito richiedono ancora, tra i vari documenti, anche la copia del “Modello SR41” che i datori di lavoro devono inoltrare all’Inps per il pagamento. L’inoltro del modello, non necessario ai fini del perfezionamento della richiesta secondo quanto confermato dall’Abi con circolare del 23 aprile scorso, può essere fatto solo dopo aver completato l’iter regionale di autorizzazione della cassa integrazione in deroga. Si spiega così anche la lunghezza dei tempi che intercorre tra la presentazione della domanda e l’erogazione dell’assegno, stimata dai Consulenti in 50 giornate lavorative, con una variabilità geografica (45 giornate al Nord; 47 al Centro; 65 al Sud).

La situazione non migliora per i prestiti concessi dallo Stato alle piccole e medie imprese, riconosciuti nell’importo massimo di 25 mila euro. Per i Consulenti del Lavoro le procedure di riconoscimento e accettazione delle domande si stanno rivelando molto più complesse e tortuose del previsto. La stragrande maggioranza degli intervistati ha riscontrato rallentamenti della fase istruttoria (68,9% degli interpellati) e soprattutto richiesta di documentazione ulteriore rispetto a quella prevista dal decreto (68,9%). Più della metà denuncia l’elevata disorganizzazione del sistema creditizio nel complesso, non pronto con le relative modulistica e procedure; mentre una fetta minoritaria, ma comunque importante, segnala la richiesta di apertura del conto corrente presso la stessa banca (21,2%) o la proposta da parte della stessa di prodotti finanziari diversi da quelli previsti dai decreti “Cura Italia” e successivo “Liquidità” (18,6%).