Per tutelare i deboli, da 7 anni Antitrust sceglie strada delle sanzioni

Le imprese italiane, spesso, sono poco corrette, indisciplinate e troppo “furbe”. Lo dimostra il fatto che negli ultimi sette anni, quelli del mandato di Giovanni Pitruzzella, l’Antitrust le ha sanzionate per quasi un miliardo e mezzo di euro. La ragione? La stipula di accordi contrari a una corretta concorrenza, dunque, dannosi anche per i consumatori. In realtà, quella delle sanzioni non è l’unica strada percorribile. Fra i poteri dell’Antitrust, infatti, c’è anche quello di favorire la sottoscrizione di impegni formali virtuosi, attraverso cui le aziende si assumono la responsabilità di correggere la loro condotta scorretta. Ma questa soluzione non sembra piacere particolarmente a Pitruzzella, che ha dichiarato come le multe conservino un importante “potere deterrente”. E, infatti, se il suo predecessore Catricalà ha chiuso il 49% delle situazioni controverse con degli impegni e senza sanzioni, l’attuale presidente ha accettato di percorrere la via della conciliazione e degli impegni solo nel 26% dei casi.

I compiti dell’Antitrust

Per dimostrare l’utilità delle multe, il garante dell’Antitrust Pitruzzella ha riportato alcuni esempi. Come quello dell’Internet veloce e di Telecom Italia. Per lungo tempo, la società di telefonia aveva rinviato gli investimenti nei cavi in fibra ultra-veloce, così l’Antitrust ha deciso di smuoverla attraverso una sanzione da 104 milioni per aver limitato le società concorrenti nell’accesso alla sua rete. In effetti, ora nell’87% delle case italiane arriva un cavo di nuova generazione (“anche se soltanto il 22 per cento” ne riceve uno in fibra purissima).
Spesso le aziende hanno contestato le multe ricevute, presentando ricorso al Tar del Lazio, ma solo nel 15% dei casi (fra il 2012 e il 2018) hanno ottenuto una riduzione della sanzione. Nel 78% dei casi i giudici hanno dato ragione all’Antitrust. Del resto, l’autorità agisce con l’obiettivo di arginare le ingiustizie, proteggere le imprese e le persone più deboli, favorire un’innovazione non discriminatoria ed evitare sprechi della finanza pubblica.