Quando si parla di design italiano nel mondo, pochi marchi hanno avuto l’impatto culturale, industriale e creativo di Kartell. Fondata nel 1949, dall’ingegnere chimico Giulio Castelli e dall’architetta Anna Castelli Ferrieri, l’azienda milanese ha trasformato un materiale considerato povero e industriale — la plastica — in simbolo di innovazione, eleganza e democratizzazione del design.
La su storia coincide con una parte fondamentale della storia del Made in Italy. Attraverso ricerca tecnologica, sperimentazione sui materiali e collaborazioni con alcuni dei più importanti designer del Novecento e del nuovo millennio, il marchio ha ridefinito il rapporto tra industria e arredamento, contribuendo a rendere il design accessibile a un pubblico molto più ampio. Oggi l’azienda è riconosciuta a livello internazionale come un simbolo del design contemporaneo.
Le origini: l’intuizione rivoluzionaria di Giulio Castelli
L’azienda nasce a Milano nel secondo dopoguerra, in un’Italia che stava ricostruendo la propria industria e la propria identità produttiva. Giulio Castelli, laureato in ingegneria chimica e allievo di Giulio Natta — futuro Premio Nobel per la chimica grazie agli studi sui polimeri — comprende prima di molti altri le potenzialità delle materie plastiche nel mondo degli oggetti domestici e dell’arredamento.
Inizialmente Kartell produce accessori per auto, articoli per la casa e oggetti tecnici in plastica stampata. Tuttavia, già negli anni Cinquanta emerge la filosofia che renderà celebre il marchio: unire estetica, funzionalità e produzione industriale.
Nel 1955 l’azienda ottiene il primo Compasso d’Oro con il secchio KS 1146 disegnato da Gino Colombini. È il primo riconoscimento di una lunga serie che consacrerà Kartell come uno dei laboratori più avanzati del design italiano.
La plastica entra nelle case italiane
La vera svolta arriva negli anni Sessanta, quando Kartell inaugura la divisione Habitat e decide di utilizzare la plastica non più soltanto per oggetti tecnici o casalinghi, ma per l’arredamento vero e proprio. In un’epoca dominata da legno, ferro e vetro, la scelta appare rivoluzionaria. L’azienda inizia a collaborare con designer destinati a diventare icone del design internazionale: Joe Colombo, Marco Zanuso, Richard Sapper e Achille Castiglioni.
Nel 1964 realizza la prima sedia per bambini completamente in plastica, la K 1340, progettata da Zanuso e Sapper. L’oggetto diventa un simbolo della nuova idea di design industriale. È leggero, resistente, colorato e facilmente riproducibile su larga scala. La sedia vince il Compasso d’Oro e apre una nuova fase nella storia dell’arredo moderno.
Tre anni dopo arriva un’altra innovazione destinata a entrare nella storia. La sedia Universale di Joe Colombo, considerata la prima seduta industriale in plastica stampata a iniezione pensata per adulti. La produzione industriale incontra così il design d’autore in modo completamente nuovo.
Il design democratico di Kartell
Uno dei grandi meriti del brand è aver contribuito alla diffusione del cosiddetto “design democratico”. Grazie alla plastica, infatti, era possibile produrre oggetti di qualità a costi inferiori rispetto ai materiali tradizionali. Negli anni Sessanta e Settanta gli oggetti Kartell entrano nelle case italiane trasformando il paesaggio domestico. Contenitori modulari, sedute, lampade e complementi d’arredo diventano simboli di modernità e funzionalità.
Tra i più iconici ci sono i Componibili di Anna Castelli Ferrieri, lanciati nel 1967 e ancora oggi tra i prodotti più venduti dell’azienda. La loro forza risiede nella semplicità progettuale: moduli sovrapponibili, pratici, economici e adattabili a diversi ambienti domestici. Nel tempo i Componibili sono diventati una vera icona del design italiano contemporaneo.
Claudio Luti e la rinascita internazionale
Nel 1988 la guida dell’azienda passa a Claudio Luti, imprenditore che rilancia Kartell puntando su ricerca estetica, comunicazione internazionale e collaborazioni con grandi designer contemporanei. Sotto la sua direzione il marchio si trasforma da azienda industriale italiana a brand globale del design. Entrano nel team creativo figure come Philippe Starck, Antonio Citterio, Vico Magistretti, Patricia Urquiola e Ferruccio Laviani.
La collaborazione con Starck segna una nuova fase stilistica. Nel 1999 nasce La Marie, la prima sedia trasparente al mondo realizzata in policarbonato stampato in un unico pezzo. Poco dopo arriverà la celebre Louis Ghost, reinterpretazione ironica e contemporanea delle sedute barocche francesi. La plastica smette definitivamente di essere percepita come materiale “povero” e diventa sinonimo di lusso accessibile e sperimentazione estetica.
Kartell: innovazione, tecnologia e sostenibilità
Nel corso della sua storia Kartell ha sempre investito nella ricerca sui materiali e nei processi produttivi. L’azienda è stata pioniera nell’utilizzo dello stampaggio a iniezione, del policarbonato trasparente e delle superfici texturizzate.
Negli ultimi anni il marchio ha avviato un’importante trasformazione legata alla sostenibilità ambientale. Con il manifesto “Kartell Loves the Planet”, presentato nel 2019, l’azienda ha introdotto l’uso di materiali riciclati e biopolimeri, cercando di coniugare innovazione industriale e riduzione dell’impatto ambientale. La sostenibilità rappresenta oggi una delle sfide più importanti per un marchio storicamente legato alla plastica. Kartell punta a dimostrare che il problema non è il materiale in sé, ma il modo in cui viene progettato, prodotto e riutilizzato.
Il Museo di Kartell e l’eredità culturale
Nel 1999, in occasione del cinquantesimo anniversario dell’azienda, nasce il Kartell Museo, situato nello stabilimento di Noviglio, alle porte di Milano. Conserva oltre 8.000 oggetti, 5.000 disegni e 15.000 fotografie che raccontano l’evoluzione del design industriale italiano dal dopoguerra a oggi. Nel 2000 il museo ha ricevuto il Premio Guggenheim Impresa & Cultura come miglior museo d’impresa.
Più che un semplice archivio aziendale, il museo rappresenta la testimonianza di come l’azienda abbia saputo influenzare il gusto, l’estetica e persino il modo di abitare contemporaneo. Non soltanto nel nostro Paese, ma anche a livello internazionale.
Kartell e Laufen, un sodalizio duraturo e fortunato
Nel 2026 Kartell e Laufen rafforzano una collaborazione storica con una nuova collezione presentata alla Milano Design Week, segnando un’evoluzione del progetto “Kartell by Laufen” nato tredici anni fa. La nuova linea, sviluppata sotto la direzione creativa di Ferruccio Laviani, punta su innovazione materica, sostenibilità e design contemporaneo per l’ambiente bagno.
Al centro del progetto c’è Vitreon Steel, il nuovo materiale introdotto da Laufen che combina la resistenza dell’acciaio con l’eleganza del vetro, ampliando le possibilità estetiche e funzionali della collezione. Tra le novità presentate figurano “beauTwash”, un mobile bagno ispirato alla forma della lettera T, e una reinterpretazione dell’iconico “Componibile” di Anna Castelli Ferrieri trasformato in lavabo con contenitore integrato.
La collezione è stata esposta negli spazi di Laufen durante il Fuorisalone di Milano, all’interno del progetto “Experience Tomorrow”, dedicato al futuro del design bagno tra tecnologia, ricerca sui materiali e sostenibilità.
Un simbolo del Made in Italy nel mondo
Oggi Kartell è presente in oltre 130 Paesi e continua a essere uno dei marchi italiani più riconosciuti nel settore dell’arredamento e del design. Le sue creazioni compaiono nei musei internazionali, nelle collezioni permanenti di istituzioni come il MoMA di New York e nelle case di milioni di persone.
La sua forza sta nell’aver trasformato la plastica da semplice materiale industriale a linguaggio culturale. Un’intuizione che ha cambiato il design italiano e che continua ancora oggi a influenzare architetti, designer e industrie di tutto il mondo.
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