Addio a una delle protagoniste della politica italiana ed europea dell’ultimo mezzo secolo. È morta a 78 anni Emma Bonino, storica esponente radicale, commissaria europea, ministra del Commercio internazionale e delle Politiche europee e poi titolare della Farnesina. Era stata ricoverata il 7 settembre 2026 al Santo Spirito di Roma per una crisi respiratoria e trasferita in terapia intensiva; il 10 settembre aveva lasciato l’ospedale per una struttura privata, con un quadro clinico ancora delicato. La morte è stata annunciata l’11 settembre.
Le battaglie sui diritti civili hanno segnato la sua immagine pubblica, ma la carriera di Bonino ha attraversato anche alcuni dei principali dossier economici degli ultimi decenni: commercio internazionale, investimenti esteri, internazionalizzazione delle imprese, politiche europee e rapporti tra crescita e diplomazia. Da ministro degli Esteri, nel 2013, ne fece una priorità esplicita, parlando di “diplomazia della crescita”.
Nel messaggio di cordoglio diffuso dopo la sua morte, la sottosegretaria al ministero dell’Economia Sandra Savino ha ricordato anche un passaggio politicamente significativo della sua storia: fu il primo governo guidato da Silvio Berlusconi a indicare Bonino per la Commissione europea. Una scelta che nel 1995 portò una delle personalità più riconoscibili del radicalismo italiano nel cuore delle istituzioni comunitarie.
Dalla Commissione Ue al commercio internazionale
Nata a Bra il 9 marzo 1948, Emma Bonino entra alla Camera per la prima volta nel 1976, a 28 anni. Il salto europeo arriva nel 1995, quando entra nella Commissione guidata da Jacques Santer. Le vengono affidati gli aiuti umanitari, la pesca, la politica dei consumatori, la tutela della salute dei consumatori e la sicurezza alimentare. Gli aiuti umanitari la portano invece nelle crisi dell’ex Jugoslavia, del Ruanda e di altre aree di conflitto.
Nel 2006, con il secondo governo Prodi, torna nell’esecutivo con un incarico ancora più direttamente economico: diventa ministro del Commercio internazionale e, contemporaneamente, ministra per le Politiche europee. Resta in carica fino al maggio 2008. Quel doppio incarico riassume bene una parte della sua impostazione politica: per Bonino l’integrazione europea non era separabile dalla capacità dell’Italia di competere, esportare e muoversi su mercati sempre più interdipendenti.
La diplomazia della crescita
Quando nel 2013 Enrico Letta la sceglie come ministro degli Affari esteri, Emma Bonino porta questa impostazione alla Farnesina. Tra i tre pilastri indicati all’inizio del mandato mette proprio la diplomazia per la crescita, accanto all’Europa e alla gestione delle crisi internazionali. La rete diplomatica avrebbe dovuto sostenere maggiormente l’internazionalizzazione delle imprese italiane e contribuire al rilancio dell’economia dopo gli anni della crisi del debito sovrano.
Il progetto più riconoscibile di quella fase è Destinazione Italia, il piano del governo per attirare investimenti esteri. Bonino insisteva sulla necessità di rendere il Paese più prevedibile su fisco, autorizzazioni, diritto del lavoro e giustizia civile e tributaria, considerandoli fattori decisivi nella scelta di un investitore internazionale.
Nel 2013 Bonino indicava l’obiettivo di portare le esportazioni italiane a 545 miliardi di euro nel 2015, rispetto ai circa 390 miliardi del 2012. In quei mesi rivendicava anche il ruolo della rete diplomatica nell’accompagnare le aziende italiane nelle gare internazionali e citava, tra i risultati, la commessa da quasi 700 milioni di euro ottenuta da Ansaldo Sts per la metropolitana di Riad. Nella stessa agenda entrava l’energia. Da ministra degli Esteri Bonino presentò come primo firmatario il disegno di legge per la ratifica dell’accordo tra Italia, Grecia e Albania sul Trans Adriatic Pipeline (Tap), il gasdotto destinato ad arrivare sulle coste pugliesi e considerato allora strategico per diversificare gli approvvigionamenti energetici.
Emma Bonino e quell’Europa come progetto politico
L’europeismo di Bonino andava oltre il funzionamento del mercato unico. La sua prospettiva è rimasta federalista: più integrazione politica, istituzioni comuni più forti e progressivo superamento di un’Unione governata soltanto dal compromesso fra Stati. Questa posizione è rimasta riconoscibile fino agli ultimi anni della sua attività. Nel 2017 partecipa alla nascita di +Europa e nel 2024 sostiene la lista Stati Uniti d’Europa, tornando a contrapporre la prospettiva federale alla crescita dei movimenti sovranisti.
Anche la politica economica rientrava in questa lettura. Nel 2013 criticava gli effetti sull’economia reale delle politiche di austerità condotte contemporaneamente nei Paesi dell’Eurozona e sosteneva che l’Italia dovesse essere più capace di attrarre investimenti, anziché oscillare tra diffidenza verso i capitali stranieri e vendite dettate dall’emergenza.
Prima degli incarichi di governo, però, c’erano state le campagne radicali. Nel 1975 Bonino aderisce al Partito Radicale e diventa uno dei volti della battaglia per la legalizzazione dell’aborto. Negli anni successivi il suo impegno si allarga dalla politica italiana alla dimensione internazionale.
Tra i dossier più noti ci sono la moratoria sulla pena di morte, la lotta alle mutilazioni genitali femminili e le iniziative per una giustizia internazionale capace di perseguire crimini di guerra e contro l’umanità. Bonino partecipò alla mobilitazione per i tribunali sull’ex Jugoslavia e sul Ruanda e alla campagna per la Corte penale internazionale, istituita con lo Statuto di Roma del 1998. Il rapporto con Marco Pannella attraversa gran parte di questa storia. Alleati per decenni nelle campagne radicali, i due conobbero anche una rottura negli ultimi anni della vita di Pannella, che Bonino avrebbe successivamente definito unilaterale e mai del tutto compresa.
La malattia e la vita privata
Nel gennaio 2015 fu la stessa Emma Bonino ad annunciare ai microfoni di Radio Radicale la diagnosi di un tumore al polmone sinistro, spiegando che avrebbe affrontato la chemioterapia senza interrompere l’attività politica. Durante le cure cominciò a indossare i turbanti colorati che sarebbero diventati uno degli elementi più riconoscibili della sua immagine.
Bonino non si è mai sposata e non ha avuto figli biologici. Negli anni Settanta ebbe però in affidamento per alcuni anni due bambine, Aurora e Rugiada, che anche molto tempo dopo continuava a chiamare «le mie figlie». Della propria vita personale aveva fissato lei stessa il confine: il personale poteva essere politico, sosteneva, il privato non doveva diventare pubblico.
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