L’intervista a Maria Chiara Balestri è parte dello speciale
I Campioni della Sostenibilità 2026 di Business People
Fare vera sostenibilità industriale senza sacrificare la competitività è ancora possibile. Anche in scenario come quello attuale. Ma richiede un cambio di paradigma, deve essere integrata nel core business e non essere considerata un’azione isolata. Maria Chiara Balestri, direttrice legale & Csr Italia di Verallia, leader europeo e terzo produttore mondiale di imballaggi in vetro per bevande e alimenti, ha le idee chiare: «In un contesto economico complesso, la sostenibilità industriale non deve essere vista come un costo aggiuntivo, bensì come un investimento strategico. Le aziende che integrano la sostenibilità nei processi produttivi e nella catena del valore spesso ottengono vantaggi competitivi nel medio-lungo termine, ottimizzando le risorse, riducendo gli sprechi e innovando il prodotto (eco-design). Un continuo sviluppo per ripensare i modelli produttivi e collaborare lungo la filiera».
Come si traduce operativamente nella strategia industriale in Italia la visione di lungo termine di Verallia sulla sostenibilità?
La nostra visione è chiara: creare un modello industriale circolare, a basse emissioni e ad alto valore sociale. Il nostro obiettivo è ridurre l’impatto ambientale lungo tutto il ciclo di vita del vetro. Verallia punta sulla decarbonizzazione, investendo in tecnologie per abbattere le emissioni di CO2, sull’economia circolare, aumentando le percentuali di materiale riciclato esterno nei processi produttivi e riducendo il consumo di materia prima, e sulla responsabilità sociale, promuovendo sicurezza, inclusione, sviluppo delle competenze e coinvolgendo la comunità locale. In Italia, questa strategia prende forma attraverso iniziative concrete. Abbiamo potenziato la capacità di riciclo, grazie ai nostri impianti dedicati alla lavorazione del rottame di vetro. Parallelamente, sviluppiamo progetti mirati all’efficienza energetica e alla riduzione dei consumi. Innoviamo costantemente il packaging, rendendolo più leggero e aumentando la percentuale di materiale riciclato. Infine, costruiamo solide partnership lungo la filiera, elemento chiave che ci consente di affrontare le sfide con fiducia e di raggiungere gli obiettivi prefissati.
La vostra roadmap per la decarbonizzazione è ambiziosa: quali sono i principali obiettivi ambientali che vi siete posti e con quali tappe?
Entro il 2030, puntiamo a ridurre le emissioni di CO2 (scope 1 e 2) del 46,2% rispetto al 2019, in linea con gli impegni SBTi (Science Based Targets initiative), e a raggiungere la neutralità carbonica entro il 2040. I risultati raggiunti a oggi sono già da considerarsi importanti; abbiamo ridotto come gruppo le emissioni di CO2 del 24,7% rispetto al 2019 (dato 2024), siamo vicini al raggiungimento del 60% di materiale riciclato (Gruppo Verallia, tutti i colori), abbiamo avviato il nostro primo forno elettrico in Francia e investiamo in combustibili alternativi. Inoltre, aumentiamo ogni anno la quota di energia rinnovabile. Il nostro impegno è costante: ogni investimento industriale è pensato per accelerare questa transizione. Grazie alla nostra presenza globale, siamo in grado di valorizzare le competenze acquisite nei rifacimenti più recenti dei nostri forni, replicando le tecnologie di successo anche in altri impianti. Questo approccio ci permette di accelerare l’adozione di innovazioni in modo sistematico, favorendo il miglioramento continuo della sostenibilità e consolidando la nostra leadership nel settore del vetro cavo in Europa.

Qual è oggi la percentuale media di cullet utilizzata nei vostri stabilimenti italiani e quali ostacoli ancora impediscono un riciclo completo?
Nel 2024, tutti gli stabilimenti italiani di Verallia hanno utilizzato in media il 62,6% di vetro riciclato esterno nei processi produttivi. Percentuale che dà un segnale positivo, considerando in particolare la forte crescita di rottame utilizzato negli ultimi anni. Questo nonostante le difficoltà nell’integrare percentuali più elevate, legate alla disponibilità e qualità della materia seconda. Inoltre, le differenze infrastrutturali tra regioni italiane e nazioni rendono la lavorazione del rottame sia nei centri di recupero che in azienda più complessa. Infine, si rende necessaria una maggiore sensibilizzazione dei cittadini per incentivare una raccolta del vetro più corretta, omogenea e priva di contaminazioni, seppur in Italia – stando ai dati del report Coreve 2024 – sia stato raggiunto un tasso di riciclo dell’80,3%, dati che dimostrano una tendenza positiva. Insomma, il vetro è riciclabile all’infinito, ma per sfruttare appieno questa caratteristica è fondamentale lavorare su una filiera integrata. Le partnership con enti locali, aziende di raccolta e istituzioni consentono di migliorare la qualità della raccolta, potenziare gli impianti che permettono di aumentare la capacità di trattamento e favorire comportamenti virtuosi da parte della cittadinanza.
Nel vostro Csr Report emerge una crescente attenzione al benessere dei dipendenti e alla sicurezza sul lavoro. Come si integra la sostenibilità sociale nella vostra strategia?
Crediamo che il benessere delle persone sia un pilastro per la competitività e la crescita sostenibile. Per questo, il nostro approccio si basa sulla salute e sicurezza sul lavoro, sullo sviluppo delle competenze, offrendo percorsi di formazione e crescita professionale, e sul benessere e l’inclusione. L’obiettivo è quello di garantire un ambiente di lavoro sano ed inclusivo per tutti, dove il capitale umano viene valorizzato.
In che modo coinvolgete i vostri stakeholder – clienti, fornitori, comunità locali – nei progetti di sostenibilità?
Non basta agire all’interno dell’azienda, è essenziale rendere la sostenibilità un obiettivo condiviso e concreto. Per questo Verallia collabora quotidianamente per garantire che la sostenibilità sia un valore fondante anche per i propri partner. In quest’ottica, per esempio, abbiamo lanciato il Verallia Csr Award, celebrato ogni anno per selezionare e presentare i partner più sensibili e attenti alla responsabilità sociale d’impresa, premiando chi sviluppa progetti che impattano positivamente.

Esistono altri progetti o iniziative territoriali che ritenete particolarmente emblematici del vostro approccio Esg?
Un esempio significativo è il programma di educazione ambientale e di Diversity & Inclusion che promuoviamo nelle scuole, in collaborazione con gli enti locali. L’obiettivo è sensibilizzare le nuove generazioni sull’importanza del riciclo, della circolarità e dei principi di uguaglianza, favorendo una cultura più sostenibile e inclusiva.
Che differenze riscontrate nei modelli di sostenibilità applicati in Europa e in Italia? Cosa potremmo imparare dagli altri Paesi e in cosa, invece, potremmo essere da esempio per l’estero?
Lavorare in un contesto internazionale ci permette di confrontarci e crescere attraverso lo scambio di best practice, che avviene periodicamente tra tutte le business unit. In Europa, la spinta normativa è molto forte: ad esempio, Paesi come Germania e Francia hanno sistemi di raccolta e riciclo efficienti, con infrastrutture avanzate e una cultura del riciclo consolidata. Il confronto con altre realtà è per noi un’opportunità per accelerare la transizione verso un’industria che punta a “ripensare il vetro per costruire un futuro sostenibile”. Dagli altri “impariamo” l’efficacia di modelli efficienti, replicandoli secondo le nostre normative e capacità. Ciò che invece possiamo “insegnare” è l’importanza di creare valore condiviso con il territorio, dove approccio integrato tra sostenibilità sociale, ambientale ed economica è una leva per una crescita sana e responsabile.
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Maria Chiara Balestri è direttrice legale & Csr Italia di Verallia da novembre 2021




