L’intervista a Patrizio Siniscalchi è parte dello speciale
I Campioni della Sostenibilità 2026 di Business People
Nel settore dell’abbigliamento tecnico e sportivo, la transizione verso modelli produttivi più sostenibili pare ormai una priorità condivisa. Ma Thermore, storica azienda milanese attiva dal 1972 nella produzione di imbottiture termiche, questa strada l’ha intrapresa fin dalle origini, quando l’urgenza ambientale non era ancora sotto i riflettori. Oggi che a guidarla è Patrizio Siniscalchi, Managing Director e seconda generazione al vertice del gruppo, Thermore conferma il proprio ruolo da pioniere in ambito Esg, portando avanti una strategia fondata su ricerca, tracciabilità e durabilità. Proprio da Siniscalchi ci siamo fatti raccontare come l’azienda abbia trasformato la responsabilità nei confronti dell’ambiente da semplice obiettivo a criterio guida dell’innovazione, superando le sfide di un mercato globale in continua evoluzione e contribuendo a ridefinire gli standard del settore tessile tecnico.
Thermore è stata la prima azienda a proporre un isolamento termico sostenibile già negli anni 80. Come si è evoluto nel tempo il vostro approccio?
È vero, il nostro impegno verso la tutela dell’ambiente ha radici profonde e negli ultimi dieci anni abbiamo compiuto un salto qualitativo decisivo: ci siamo imposti una regola interna molto chiara e vincolante, ovvero sviluppare nuovi prodotti esclusivamente se contengono fibre riciclate. Non si tratta di una mera strategia commerciale, ma di una vera e propria scelta etica e industriale. Siamo convinti che questa sia la scelta più responsabile per poter fare effettivamente la differenza.
Che tipo di vantaggio vi dà oggi essere stati dei pionieri nel campo della sostenibilità?
Essere stati tra i primi ad affrontare la sfida in ambito Esgci ha permesso di costruire, nel tempo, un patrimonio di conoscenze e competenze molto solido. Oggi possiamo contare su un’esperienza estesa sia in ambito di gestione della supply chain, sia in termini di utilizzo delle fibre riciclate, le cui proprietà iniziali sono spesso molto differenti rispetto a quelle del poliestere vergine. Questo know-how ci consente di intervenire in modo mirato con trattamenti e processi sviluppati internamente, ottimizzando la performance dei materiali e garantendo al contempo standard qualitativi elevati.

L’illustratore Jacopo Ascari all’opera per impreziosire la puffer jacket di Contrado con imbottitura Thermore
In un contesto economico in cui molte imprese faticano a tenere il passo, cosa significa, per voi, rendere la sostenibilità “possibile”?
Crediamo che la sostenibilità debba essere interpretata prima di tutto come una scelta di responsabilità. Mio padre, fondatore dell’azienda, mi ha trasmesso un principio chiaro sin dalle origini: fare impresa non è soltanto generare profitto, ma è soprattutto creare valore reale per il consumatore e per la società. Questo approccio ci guida anche oggi, in un momento in cui molte aziende devono affrontare margini sempre più ridotti. La nostra visione è che la sostenibilità non debba essere subordinata alla marginalità, ma debba essere perseguita come valore fondante, anche a costo di sostenere investimenti maggiori.
Innovare comporta delle sfide, quali sono quelle che avete affrontato nell’invenzione, diffusione e produzione dei vostri materiali sostenibili?
Il nostro percorso di innovazione è stato, sin dall’inizio, fondato su una visione a lungo termine e su un’intensa attività di ricerca. Le sfide non mancano mai, soprattutto quando si punta a rompere con le logiche tradizionali del settore in cui si opera. Un esempio concreto di cui siamo particolarmente orgogliosi è rappresentato dal lavoro fatto recentemente con Ecodown Fibers, una linea di fibre libere riciclate che rappresentano un’alternativa sostenibile alla piuma. Nel corso degli anni, abbiamo sviluppato ben sei diverse famiglie di prodotto all’interno di questa collezione, raggiungendo oggi un livello di maturità industriale e versatilità tecnologica che ci distingue nel mercato.
Che azioni avete adottato negli ultimi anni in tema di decarbonizzazione, economia circolare o tracciabilità e quali i risultati raggiunti?
Anche in questo ambito stiamo investendo ormai da diversi anni. Da un lato abbiamo rafforzato le nostre competenze e la nostra struttura interna assumendo nuove risorse dedicate, dall’altro ci siamo affidati a partner esterni qualificati per condurre audit e analisi indipendenti, in grado di fornirci dati oggettivi e verificabili.

Il cuore della collezione tecnica Ovs Altavia è l’imbottitura Thermore Classic
Quali sono invece le iniziative che intendete implementare e gli obiettivi da raggiungere nei prossimi anni?
Guardando al futuro, riteniamo che il dialogo con il consumatore finale diventerà sempre più centrale. L’affermazione dei social media ha trasformato le dinamiche della comunicazione, rendendo i brand più esposti ma anche più vicini al pubblico. Questo ha portato il consumatore a interessarsi non solo al prodotto finito, ma anche agli “ingredienti” invisibili di un capo d’abbigliamento, come l’imbottitura. Per rispondere a questa domanda crescente di trasparenza, abbiamo avviato una strategia di comunicazione B2C, che include campagne pubblicitarie e attività di marketing mirate.
Thermore lavora con grandi brand internazionali. Quanto conta la sostenibilità nelle vostre relazioni B2B e nelle richieste dei clienti?
Oggi la sostenibilità non è più un’opzione, ma un requisito imprescindibile nelle relazioni B2B, in particolare con i grandi brand, che non si accontentano più di prodotti performanti: cercano anche fornitori che siano in grado di offrire soluzioni responsabili, tracciabili e affidabili, coerenti con i propri valori e con le richieste del consumatore finale. In questo contesto, la nostra capacità di garantire qualità costante, continuità nella fornitura e trasparenza nelle pratiche produttive si è rivelata un asset strategico.
Guardando ai prossimi cinque anni, quali saranno secondo voi le innovazioni chiave per mantenere viva la sostenibilità senza perdere efficienza?
Intendiamo continuare a puntare su un’innovazione centrata sull’impatto reale, con l’obiettivo di offrire non solo un vantaggio competitivo ai nostri clienti, ma anche un beneficio tangibile al consumatore, che poi è l’utilizzatore finale dei nostri prodotti. Sostenibilità ed efficienza non devono essere in contrapposizione: al contrario, crediamo fermamente che possano evolvere insieme, grazie a nuove tecnologie, materiali intelligenti e processi di produzione avanzati. Il nostro impegno sarà focalizzato sull’ottimizzazione dell’impronta ambientale, mantenendo al contempo i più alti standard in termini di prestazione termica, comfort e durabilità.
Se dovesse dare un consiglio ad altri responsabili della sostenibilità, quale sarebbe il primo passo concreto per non trasformare la sostenibilità in “zavorra”, ma renderla una leva competitiva?
Il primo consiglio è quello di non banalizzare il concetto di sostenibilità: oggi è spesso abusato, pertanto rischia di perdere valore vedendosi ridotto a uno slogan pubblicitario. È fondamentale mantenere una visione etica oggettiva – basata su dati verificabili, scelte coerenti e obiettivi misurabili – invece di perdersi in “frasi ad effetto” e dichiarazioni prive di fondamento tecnico. Solo così la sostenibilità può trasformarsi da onere percepito a vantaggio competitivo concreto, capace di generare valore reale per l’impresa e per l’intero ecosistema in cui opera.
© Riproduzione riservata

Figlio del fondatore Lucio Siniscalchi, è alla guida dell’azienda di famiglia dal 2007




