L’intervista ad Serena Scudiero è parte dello speciale
I Campioni della Sostenibilità 2026 di Business People
In un contesto internazionale sempre più sfidante, dove molte imprese si sono viste costrette a rivedere al ribasso le proprie road map per la riduzione dell’impatto ambientale e le iniziative di corporate social responsibility, Scilm, impresa veneta attiva nella componentistica per l’arredo, basa la transizione su un principio chiaro: le aziende manifatturiere non devono solo ridurre il proprio impatto, ma possono diventare motori di innovazione sociale ed ecologica. «In Scilm, la sostenibilità non è un progetto parallelo, ma un modo di fare impresa», spiega la Managing Director, Serena Scudiero. «È una strategia integrata che poggia su tre pilastri: responsabilità ambientale, attenzione alle persone e qualità nella filiera».
Fondata nel 1977, Scilm opera oggi in Italia e all’estero, con una struttura produttiva flessibile e un’organizzazione familiare che ha saputo evolvere in chiave manageriale. La vera transizione, però, è quella che riguarda l’impatto sociale e ambientale dell’azienda: riduzione delle emissioni, filiera responsabile, investimenti in formazione e welfare, rendicontati in modo trasparente. Un modello che mostra come anche una pmi possa affrontare con coerenza la sfida della sostenibilità, trasformandola in fattore competitivo. «Sostenibilità, per noi, significa prima di tutto conoscere e misurare il nostro impatto, per poi per poi individuare e implementare azioni concrete di miglioramento, come le analisi energetiche, il monitoraggio delle emissioni, la gestione responsabile delle risorse, il coinvolgimento attivo dei dipendenti e la selezione attenta dei fornitori», prosegue Scudiero.
Come si concilia la spinta alla decarbonizzazione con le sfide operative quotidiane di un’azienda manifatturiera come la vostra?
La vera sfida per un’azienda manifatturiera come la nostra è quella di produrre ogni giorno garantendo continuità operativa, rispetto di tempi e costi, e mantenimento degli standard qualitativi. In questo contesto, la sostenibilità deve dimostrare di essere realmente praticabile. La decarbonizzazione non rappresenta per noi un progetto a parte, ma è un percorso integrato nelle scelte quotidiane. Da diversi anni investiamo in energia rinnovabile: oggi, grazie ai nostri impianti fotovoltaici, riusciamo a coprire quasi il 30% dell’elettricità utilizzata e oltre il 18% del nostro fabbisogno energetico complessivo. Abbiamo introdotto sistemi di illuminazione a Led e avviato interventi di monitoraggio energetico per misurare e migliorare l’efficienza dei nostri reparti produttivi. Inoltre, abbiamo ottenuto la certificazione ISO 50001, che conferma l’esistenza di un sistema di gestione dell’energia strutturato e orientato al miglioramento continuo.
In termini di materiali e processi produttivi, quali innovazioni avete introdotto per ridurre l’impatto ambientale?
Stiamo portando avanti un percorso di innovazione che ci ha permesso di aumentare progressivamente l’utilizzo di Pvc riciclato nei nostri prodotti. Questo processo è accompagnato da un percorso di certificazione per la plastica riciclata secondo lo standard ISO 14021. Si tratta di una scelta consapevole per ridurre l’impatto ambientale lungo tutto il ciclo di vita dei nostri prodotti, valorizzando materiali rigenerati senza compromessi su qualità e performance.

Avete intrapreso azioni specifiche in ambito di efficienza energetica o economia circolare?
Sì, abbiamo sviluppato un sistema rigoroso di monitoraggio dei consumi e delle emissioni, che comprende l’analisi delle fonti energetiche rinnovabili utilizzate, il consumo di gas naturale e gasolio, e le emissioni Scope 1 e Scope 2. Questo ci permette non solo di fotografare l’attuale impatto ambientale, ma anche di pianificare azioni mirate, simulare scenari futuri e intervenire con maggiore precisione ed efficacia. Parallelamente, stiamo sviluppando progettualità legate all’economia circolare, come lo studio del ciclo di vita dei prodotti (LCA) e la riduzione degli sprechi lungo tutta la filiera produttiva. A partire quest’anno, ci impegniamo ad acquistare esclusivamente energia certificata proveniente da fonti rinnovabili.
Qual è l’approccio di Scilm rispetto all’ecodesign e alla durabilità dei prodotti?
L’ecodesign è parte integrante del processo progettuale. Significa pensare a prodotti che siano durevoli nel tempo, modulari, facilmente aggiornabili, sostituibili e riciclabili. Utilizziamo materiali affidabili e resistenti, puntando su soluzioni che consentano di prolungare la vita utile dei nostri articoli e ridurre al minimo l’utilizzo di risorse non necessarie. L’obiettivo è evitare la logica dell’usa e getta e promuovere un ciclo di consumo più consapevole e sostenibile, che favorisca la manutenzione e la rigenerazione piuttosto che la sostituzione.
La sostenibilità è spesso percepita come un costo. Come si fa a trasformarla in un’opportunità competitiva reale per l’impresa?
La sostenibilità, se affrontata in modo serio e sistemico, rappresenta un investimento strategico, non un costo. Porta con sé vantaggi concreti: migliora l’efficienza dei processi, rafforza l’immagine aziendale, facilita le relazioni commerciali e apre la strada a nuovi mercati. Nella nostra esperienza, è diventata un autentico fattore competitivo. I clienti della filiera del mobile richiedono sempre più trasparenza ambientale, tracciabilità dei materiali e responsabilità sociale: abbiamo anticipato questa tendenza e ne stiamo raccogliendo i benefici.

In un contesto economico complesso come quello attuale, qual è oggi per Scilm una “sostenibilità possibile”?
Parliamo di una sostenibilità concreta, graduale, fondata su azioni misurabili e risultati verificabili. Evitiamo proclami irrealistici e preferiamo adottare un approccio pragmatico: riduzione progressiva delle emissioni, investimenti mirati, sviluppo di piani di efficienza energetica, percorsi di formazione interna, attenzione alla qualità sociale e territoriale. Questo è, per noi, un modello di sostenibilità credibile e realmente attuabile nel contesto economico attuale.
In che modo selezionate i vostri fornitori per garantire criteri di sostenibilità lungo tutta la supply chain?
Il nostro modello si basa su prossimità, fiducia e responsabilità. Il 92% dei fornitori si trova in Italia e oltre il 42% opera nel territorio veneto, favorendo relazioni dirette e controllo costante. Abbiamo implementato un sistema di Vendor Rating basato su parametri oggettivi come qualità, puntualità, affidabilità e certificazioni ISO (tra cui 9001, 14001, 50001, 45001). Il sistema è in continua evoluzione: stiamo infatti sviluppando ulteriori strumenti di audit specifici su aspetti ambientali e sociali, per garantire standard elevati lungo tutta la catena di fornitura.
Quanto è importante il coinvolgimento delle persone nei processi di transizione sostenibile?
È fondamentale. Sono loro il vero motore del cambiamento. In Scilm promuoviamo progetti interni legati a sostenibilità, comunicazione, innovazione, competenze, benessere e cultura aziendale. Coinvolgere i dipendenti significa creare consapevolezza, generare nuove idee e assicurare che la sostenibilità non resti un’iniziativa calata dall’alto, ma diventi un valore condiviso. Per questo ogni anno destiniamo una parte significativa del budget di formazione a corsi e iniziative focalizzate su temi ambientali e sociali.
Pensate che la sostenibilità, oggi, sia più una scelta etica, un dovere imprenditoriale o una necessità sistemica?
La sostenibilità è tutte queste cose insieme. Non è solo una scelta valoriale, ma è anche un dovere per chi fa impresa in modo responsabile ed è una necessità sistemica per il futuro del territorio, del settore e delle comunità con cui lavoriamo. Senza contare che riscontra sempre più interesse tra le nuove generazioni che entrano nel mondo del lavoro e devono scegliere l’azienda più vicina al loro modo di vivere e pensare.
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Serena Scudiero, figlia del co-fondatore di Scilm, Paolo Scudiero, oggi Managing Director dell’azienda




