Il Senato ha approvato definitivamente la legge delega sul ritorno all’energia nucleare in Italia con 81 voti favorevoli, 51 contrari e 7 astenuti, dopo il precedente via libera della Camera. Il governo avrà ora 12 mesi per adottare i decreti legislativi che dovranno disciplinare costruzione ed esercizio degli impianti, sicurezza, gestione dei rifiuti radioattivi e organismi di controllo.
Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha indicato l’obiettivo di predisporre i decreti entro la fine dell’anno e colloca tra il 2033 e il 2034 l’entrata in funzione dei primi impianti. «Il nucleare sostenibile, insieme alle rinnovabili, renderà l’Italia un Paese sicuro, indipendente e competitivo», ha dichiarato.
Il piano punta sui reattori modulari
Il nuovo programma non prevede la riapertura delle grandi centrali tradizionali. L’attenzione è rivolta soprattutto agli Small Modular Reactor, reattori modulari di piccola taglia con potenze inferiori o nell’ordine dei 300 megawatt, e agli Advanced Modular Reactor di nuova generazione. Nel perimetro della delega rientrano anche ricerca sulla fusione, decommissioning degli impianti esistenti e gestione del combustibile esaurito.
Uno dei nodi principali sarà proprio quello delle scorie. Una parte dei decreti dovrà definire lo stoccaggio dei rifiuti ad alta attività e il deposito per quelli a bassa e media intensità, insieme alle procedure per individuare i siti. Nei materiali viene indicata anche la possibilità di ricorrere a candidature volontarie di Comuni e consorzi locali per ospitare impianti e infrastrutture collegate.
Italia, il nucleare vale 46 miliardi di euro e 117 mila posti di lavoro
Sul piano finanziario, la fase iniziale dispone di 60 milioni di euro tra il 2027 e il 2029, oltre alle risorse destinate alla campagna di informazione sul nucleare. Il tema dei costi resta però uno dei punti più discussi: le opposizioni chiedono maggiore chiarezza su tempi, coperture e sostenibilità economica, mentre Confindustria considera il nucleare una possibile leva per rafforzare la sicurezza energetica e la competitività industriale.
La prospettiva di lungo periodo è legata anche alla crescita dei consumi elettrici, con data center e AI indicati tra i fattori destinati ad aumentare la domanda. Le stime riportate nelle fonti collocano il contributo del nuovo nucleare tra l’11% e il 22% del mix elettrico italiano entro il 2050.
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Il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica (Mase), Gilberto Pichetto Fratin© Mase




