LUVE: il valore della coerenza

L’allineamento tra visione industriale e risultati tangibili sta diventando il vero fattore competitivo per chi ambisce a guidare il cambiamento. Parola di Michele Faggioli Chief Strategic Development Officer della multinazionale leader nel settore dello scambio termico e della refrigerazione

LUVE: il valore della coerenza Michele-FaggioliAttualmente Chief Strategic Development Officer di LUVE, dal 2014 al 2023 Michele Faggioli è stato amministratore delegato Operation

L’intervista a Michele Faggioli è parte dello speciale
I Campioni della Sostenibilità 2026 di Business People


«Essere un’azienda sostenibile significa condurre un’attività industriale che riduca il più possibile l’impatto sugli ecosistemi e che al contempo generi valore crescente per tutte le sue persone: collaboratori, clienti, fornitori, investitori e comunità locali». Così il Chief Strategic Development Officer Michele Faggioli sintetizza la visione di LUVE, multinazionale varesina terzo più grande operatore al mondo di scambiatori di calore e sistemi di refrigerazione, che quest’anno celebra i 40 anni dalla fondazione.

Una visione che guarda oltre le turbolenze di mercato: «Transizione energetica, inflazione o tensioni geopolitiche non ostacolano realmente il percorso di sostenibilità. Ma l’incertezza normativa, soprattutto in ambito europeo, è una criticità concreta: le regole cambiano spesso, a volte si fa marcia indietro su decisioni già prese e l’impianto burocratico risulta molto complesso. Questo rende difficile orientare e pianificare investimenti industriali coerenti e di lungo termine. In molti casi, lo sforzo maggiore non è quello necessario a ridurre l’impatto ambientale, ma a gestire l’apparato normativo».

Ci racconta quali sono i target di sostenibilità più importanti già raggiunti?
Abbiamo lavorato su due macro-aree: la riduzione delle emissioni dirette e indirette e l’impatto dei nostri prodotti durante l’intero ciclo di vita. LUVE ha già superato l’obiettivo intermedio del piano 2023–2025, che prevedeva una riduzione del 10% delle emissioni Scope 1 e 2 entro il 2024 rispetto alla baseline del 2022, raggiungendo un -20%. È stato possibile grazie all’autoproduzione di energia tramite impianti fotovoltaici, all’acquisto di energia da fonti rinnovabili certificate (oggi copre il 46% del nostro consumo elettrico) e a interventi di efficientamento sui plant più energivori. Parallelamente, abbiamo portato al 56% il fatturato generato da prodotti con refrigeranti naturali o motori ad alta efficienza. Questo perché l’impatto maggiore, in termini di emissioni, deriva dai prodotti durante il loro utilizzo. Per questo stiamo lavorando su design più leggeri, riducendo l’uso di materie prime e favorendo materiali riciclati. In quest’ottica, stiamo anche cercando di mappare la supply chain, includendo il trasporto, l’imballaggio e la provenienza delle materie prime, per minimizzare l’impronta ambientale complessiva.

LUVE è stata tra le prime aziende a promuovere l’uso di refrigeranti naturali. Quali sono state le principali difficoltà (e opportunità) nel proporre soluzioni pionieristiche?
Quando si propone un cambiamento culturale, come nel caso di un’innovazione sostenibile, un po’ di resistenza è naturale. LUVE è stato un early adopter della CO2, quando nel 2004, primo al mondo, ha installato i propri modelli di gas cooler con ciclo transcritico, per un impianto di refrigerazione di un supermercato in Svizzera. Tuttavia, i nostri clienti inizialmente erano riluttanti ad adottare soluzioni con questo fluido, che richiede pressioni operative elevate e quindi sistemi più complessi e costosi. Ma, nel tempo, si sono evidenziati i vantaggi in termini di riduzione dell’impatto ambientale e risparmio energetico nei costi di esercizio. Negli anni scorsi abbiamo anche lavorato per abbattere il limite geografico per la realizzazione di impianti transcritici a CO2, con progetti pilota in India, Giordania e Norvegia. Ricordo infine che tra gli anni 90 e 2000, LUVE ha introdotto tubi di diametro più piccolo nei propri scambiatori per ridurre l’uso di refrigerante e di materiali, il mercato ha impiegato diversi anni per comprenderne i benefici. Innovare in modo sostenibile richiede costanza e una visione di lungo periodo.

Sede_LUVE

Tra le altre cose, LUVE sta incrementando i prodotti ad alta efficienza energetica, come lo scambiatore di calore ad aria dry cooler V-type Alfa-V VLD

Vantate installazioni in tutto il mondo. Quanto pesa l’innovazione sostenibile nelle vostre strategie di espansione internazionale?
Ogni innovazione che sviluppiamo viene applicata in modo trasversale a tutti i Paesi in cui operiamo. Essere presenti con stabilimenti produttivi in diversi continenti ci consente di introdurre rapidamente le nuove tecnologie e adattarle alle specificità locali, riducendo al contempo l’impatto ambientale legato alla logistica. Posso citare un caso concreto: stiamo per inaugurare l’ampliamento dello stabilimento negli Stati Uniti, con una capacità triplicata rispetto alla precedente. Nonostante l’attuale contesto politico poco favorevole, lì andremo a produrre soluzioni tecnologicamente avanzate rispetto agli standard americani attuali, che sono ancora molto arretrati sul fronte ambientale. Questa scelta ci consentirà di espanderci in quel mercato non solo grazie alla competitività di prodotto, ma anche con una proposta distintiva in termini di sostenibilità.

Nel 2022 avete introdotto la figura dei Sustainability Ambassador. Quali impatti ha avuto questo progetto sulla cultura interna e sul coinvolgimento delle persone nei processi di trasformazione sostenibile?
Inizialmente era un esperimento, ma ha avuto un successo anche superiore alle aspettative. L’obiettivo era duplice: creare senso di appartenenza sui temi Esg e veicolare messaggi standardizzati in tutte le sedi, superando la centralità dell’Italia. Abbiamo selezionato 80 collaboratori volontari da tutto il mondo, che sono stati formati da esperti internazionali e successivamente coinvolti in workshop e progetti di sostenibilità. Abbiamo anche avviato un percorso di formazione interna per nuovi ambassador, affinché il programma si possa espandere e consolidare. Questo ha permesso di attivare un dialogo continuo tra la sede centrale e le filiali globali, rendendo la sostenibilità parte integrante della cultura aziendale.

Quali sono i principali obiettivi che vi siete dati per i prossimi anni?
Il piano industriale 2025–2028 prevede un rafforzamento delle azioni Esg, con il triplicarsi degli indicatori monitorati. Puntiamo su target più ambiziosi in tutte le aree: ambientale, sociale e di governance. Ad esempio, prevediamo ulteriori investimenti in tecnologie per la riduzione delle emissioni Scope 1 e 2, oltre al potenziamento delle attività di monitoraggio e formazione interna. Il nostro approccio è quello di migliorarsi continuamente. Ogni target raggiunto viene aggiornato per stimolare nuovi avanzamenti. Tutti i direttori di funzione sono ormai coinvolti nella definizione e nella gestione dei progetti legati alla sostenibilità.

Sede_LUVE

In alto, la sede di Uboldo (Va)

Tra i vostri impegni per la sostenibilità c’è anche l’inclusione sociale: ci fa un esempio delle iniziative intraprese?
Tra i progetti di cui andiamo più fieri c’è la collaborazione con la Cooperativa Sociale Alfa, attiva dal 2006 presso il nostro stabilimento di Uboldo (Varese). L’obiettivo è favorire l’inserimento lavorativo di persone con disabilità psichica, attraverso il lavoro come forma di terapia. In vent’anni, circa 130 persone hanno partecipato al programma e nove di loro sono state assunte direttamente da LUVE. Queste persone svolgono attività di pulizia, logistica e gestione ambientale, contribuendo al miglioramento delle nostre performance anche sul fronte della raccolta differenziata e del riuso dei materiali. In alcuni casi, siamo riusciti a offrire un ruolo alternativo all’interno della cooperativa anche a dipendenti LUVE colpiti da malattia o disabilità, mantenendo il loro contratto attivo.

Quali saranno i veri fattori differenzianti per le imprese che vorranno giocare un ruolo di leadership nella transizione sostenibile globale?
Il punto cruciale sarà la credibilità. Oggi si parla molto di sostenibilità, ma spesso si sconfina nel greenwashing. Solo chi riuscirà a dimostrare con trasparenza e coerenza i risultati ottenuti potrà mantenere un vantaggio competitivo reale. Questo è davvero possibile solo se non si interpreta la sostenibilità come un mero dovere normativo o un requisito per ottenere finanziamenti, ma come una vera e propria leva di competitività industriale, un nuovo modo di vedere il business e di progettare il futuro.

I Campioni della Sostenibilità 2026

Resta sempre aggiornato con il nuovo canale Whatsapp di Business People
© Riproduzione riservata