Istat: Italia sotto la media Ue nel 49% degli indicatori di sviluppo sostenibile

L’Italia resta in ritardo verso l’Agenda 2030: pesano clima, lavoro e innovazione, mentre migliorano salute, istruzione e istituzioni

Istat: Italia sotto la media Ue nel 49% degli indicatori di sviluppo sostenibile© Shutterstock

L’Italia continua a registrare un ritardo significativo nel percorso verso gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite: è quanto emerge dal Rapporto SDGs 2026 dell’Istat, secondo cui nel 2025 il Paese si colloca al di sotto della media dell’Unione europea nel 49% degli indicatori di sviluppo sostenibile presi in esame. Solo il 34% degli indicatori mostra una performance migliore rispetto alla media UE, mentre il restante 17% evidenzia un posizionamento sostanzialmente in linea con quello europeo.

L’analisi si basa su 82 indicatori selezionati dal sistema europeo di monitoraggio degli Sustainable Development Goals e confronta l’Italia con la media dell’Ue a 27 e con le principali economie europee, tra cui Germania, Francia e Spagna. Il quadro complessivo evidenzia progressi in alcuni ambiti, ma anche persistenti fragilità che rischiano di rallentare il raggiungimento degli obiettivi fissati per il 2030.

Tutti i fattori in ballo

Le criticità più marcate riguardano gli obiettivi legati alla vita sulla Terra, alla lotta contro il cambiamento climatico, al lavoro dignitoso e alla crescita economica, oltre che all’innovazione e alla competitività delle imprese. Si tratta di aree strategiche per la transizione ecologica e per lo sviluppo economico, nelle quali il divario rispetto alla media europea resta significativo.

L’Istat sottolinea inoltre che il contesto internazionale è profondamente cambiato rispetto al 2015, anno di adozione dell’Agenda 2030. Le tensioni geopolitiche, gli effetti dei cambiamenti climatici, la volatilità dei mercati energetici e il rallentamento della crescita economica stanno rendendo più complesso il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità. Anche l’Unione europea, pur mantenendo la sostenibilità al centro delle proprie politiche, deve oggi conciliare le esigenze della transizione ecologica con quelle della competitività industriale e della sicurezza energetica.

I punti di forza dell’Italia

Accanto alle criticità emergono però anche segnali incoraggianti. Negli ultimi anni l’Italia ha registrato miglioramenti in diversi indicatori relativi allo sviluppo sostenibile. Si tratta di salute, istruzione, qualità delle istituzioni e alcuni aspetti dell’economia circolare. Tuttavia, secondo l’Istat, questi progressi non sono ancora sufficienti per colmare il divario con i partner europei.

A quattro anni dalla scadenza dell’Agenda 2030, il rapporto rappresenta un richiamo alla necessità di accelerare le politiche pubbliche e gli investimenti in innovazione, occupazione qualificata, tutela dell’ambiente e inclusione sociale. Solo attraverso un approccio integrato sarà possibile rafforzare la competitività del Paese e migliorare il posizionamento dell’Italia rispetto agli standard europei dello sviluppo sostenibile.

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