Non solo vittime, distruzioni e tensioni geopolitiche. La guerra in Iran sta producendo anche un impatto climatico immediato e quantificabile. Nelle prime due settimane di conflitto tra Iran e Stati Uniti i danni ambientali hanno superato 1,3 miliardi di dollari, evidenziando un costo spesso trascurato nei bilanci delle guerre.
Lo studio, condotto da ricercatori della Queen Mary University di Londra, della Lancaster University e del Climate and Community Institute, stima che siano state generate oltre 5 milioni di tonnellate di CO2 equivalente. Si tratta di un volume di emissioni superiore a quello prodotto annualmente da un intero Paese come l’Islanda.
I dati sul danno ambientale della guerra
Le conseguenze, tuttavia, potrebbero essere ancora più gravi nel lungo periodo. Se il conflitto dovesse protrarsi per un anno, le emissioni complessive potrebbero raggiungere livelli paragonabili a quelli annuali di decine di Paesi messi insieme, con effetti rilevanti sul riscaldamento globale.
Il contesto geopolitico
Questo impatto si inserisce in un contesto già fragile. L’Iran è infatti uno dei Paesi più vulnerabili ai cambiamenti climatici nelle aree del Medio Oriente e del Nord Africa, alle prese con siccità, desertificazione e scarsità idrica. La guerra amplifica dunque criticità ambientali preesistenti, aggravando la qualità dell’aria, aumentando le emissioni e compromettendo ulteriormente ecosistemi già sotto pressione. A ciò si aggiungono gli effetti indiretti legati alla distruzione di infrastrutture energetiche, incendi e attività militari ad alta intensità di combustibili fossili.
In un contesto internazionale già segnato da tensioni e negoziati falliti, il costo climatico del conflitto rappresenta una variabile sempre più centrale. Non si tratta più solo di una questione ambientale, ma di un elemento strategico che incide sulla sostenibilità globale e sulle politiche future.

© Getty Images




