L’intervista a Giovanni Brianza e Federica Minozzi è parte dello speciale
I Campioni della Sostenibilità 2026 di Business People
«Non esiste una ricetta universale: bisogna comporne una che combini le tecnologie giuste per il settore giusto». Così Giovanni Brianza, Ceo di Edison Next, sintetizza l’approccio necessario per affrontare una delle sfide più complesse del nostro tempo: coniugare la competitività industriale con gli obiettivi di decarbonizzazione. In questa intervista doppia con Federica Minozzi, Ceo di Iris Ceramica Group con cui l’azienda energetica ha stretto una partnership, emerge un confronto concreto e orientato al futuro su tecnologie, strategie e alleanze che stanno già trasformando l’industria manifatturiera italiana.
In un contesto complesso come quello attuale, come è possibile trovare un equilibrio tra gli obiettivi di decarbonizzazione europei e la necessità di preservare la competitività del sistema industriale sul mercato globale?
Giovanni Brianza: Quando si parla di competitività ci si sofferma sempre sulle criticità legate al prezzo dell’energia, che però è solo uno dei fattori che determina la competitività. Edison Next insieme a Bcg ha realizzato uno studio strategico sui settori più energivori – acciaio, cemento, carta, chimica, ceramica – mettendo in luce come si posiziona l’Italia rispetto ai Paesi Ue ed extra Ue. Analizzando le dinamiche che caratterizzano i singoli settori, risulta che le cause della mancata competitività sono varie, ogni industria ha una sua specificità. Il cemento italiano, ad esempio, paga un gap di competitività superiore al 20% rispetto ai principali Paesi extraeuropei. Oltre il 75% di questo gap dipende dal costo della CO2 e circa il 15% dal costo dell’energia. Qui il problema principale è la CO2 di processo e il game changer è quindi la Ccus (Carbon Capture, Utilization and Storage). L’industria ceramica italiana, invece, è fortemente orientata all’export a cui è destinato circa l’80% della produzione totale. Se guardiamo al mercato domestico, il costo di produzione nazionale risulta allineato, sia a quello degli altri Paesi Ue, grazie a un limitato differenziale sui prezzi dell’energia, sia al landed cost dei prodotti importati, grazie all’incidenza del costo di trasporto che va a compensare il delta sui costi energetici. Dall’altro lato, le esportazioni italiane soffrono di un gap competitivo del costo del prodotto superiore al 50% rispetto ai principali mercati internazionali, come la Cina, scontando costi energetici superiori di circa il 60%, con il gas naturale come principale commodity. Qui le leve possibili sono l’elettrificazione dei forni di cottura e l’utilizzo dei green gas, compreso l’idrogeno. Per colmare questi gap, quindi, l’obiettivo di Edison Next è costruire, con ogni cliente, percorsi tailor made che rispondano alle sue caratteristiche e ai suoi obiettivi, mettendo a terra una roadmap di decarbonizzazione condivisa, concreta ed efficace.
Può farci degli esempi?
GB: Lo abbiamo fatto per lo stabilimento produttivo di Cuneo di Michelin, uno dei più grandi in Europa. Abbiamo combinato varie tecnologie: la trigenerazione a gas naturale, pronta a utilizzare biometano al 100% e già predisposta per l’idrogeno al 10%, caldaie a biomassa legnosa da filiera corta, il fotovoltaico. Il risultato è una riduzione dei consumi energetici del 30% e delle emissioni di CO2 del 47%. Lo abbiamo fatto anche con Iris Ceramica Group, che ha prodotto la prima lastra ceramica al mondo con un blend di idrogeno verde: insieme abbiamo innovato, facendo in modo che una tecnologia come l’idrogeno inizi a prendere piede in Italia. Sono esempi di soluzioni su misura di successo: noi investiamo, il cliente risparmia e diventa più sostenibile.

La H2 Factory di Iris Ceramica Group, dove è stata prodotta la prima lastra in ceramica 4D (3,2 metri di lunghezza, 1,6 metri di larghezza e 12 mm di spessore) realizzata con idrogeno verde
A proposito di Iris Ceramica Group… Avete dato il via a un progetto pioneristico, il primo al mondo nel suo genere, la H2 Factory. Cosa vi ha spinto in questa direzione e in che cosa consiste il progetto?
Federica Minozzi: La H2 Factory nasce da un’equazione coniata negli anni Sessanta da mio padre, presidente e fondatore, Romano Minozzi: economia = ecologia. Un principio allora visionario, che afferma come sviluppo industriale e tutela dell’ambiente non siano in contrapposizione, ma parti di una stessa strategia di lungo periodo. È un valore che guida Iris Ceramica Group sin dalle origini e che rappresenta l’essenza del progetto della fabbrica a idrogeno verde, la cui genesi risale al 2019. Alla base vi è la consapevolezza che l’industria manifatturiera possa svolgere un ruolo attivo nel disegnare il futuro, anticipando il cambiamento. La H2 Factory è, infatti, la prima fabbrica ceramica al mondo progettata per essere alimentata al 100% a idrogeno verde autoprodotto: un nuovo modello manifatturiero, capace di evolvere insieme alle tecnologie. Il cuore del progetto è un processo cloud to cloud. L’energia prodotta dai pannelli fotovoltaici permette l’elettrolisi dell’acqua piovana, separando idrogeno e ossigeno. L’idrogeno viene poi utilizzato come vettore per alimentare la fabbrica e in particolar modo il forno. Durante la cottura delle lastre, si ricombina con l’ossigeno dell’aria che ritorna sotto forma di vapore acqueo, unico sottoprodotto del processo, che chiude simbolicamente il ciclo. È stata fondamentale la partnership con Edison Next, grazie alla quale è stato avviato un impianto pilota che consente l’utilizzo di un blend di idrogeno verde e gas naturale. Il progetto è partito dal 7%, con l’obiettivo di incrementare progressivamente la quota fino al 50% e, in prospettiva, al 100%. Così nel luglio 2024 abbiamo prodotto la prima lastra in Ceramica 4D realizzata con idrogeno verde, dimostrando come sostenibilità e qualità industriale possano convivere. L’impianto pilota, attualmente in uso, comprende due elettrolizzatori temporanei da 120 kW complessivi, alimentati da energia rinnovabile e in grado di produrre fino a 20 metri cubi di idrogeno verde all’ora, alimentando un forno di ultima generazione hydrogen ready. Edison Next sta ora studiando l’impianto definitivo, che consentirà di aumentare sempre più la percentuale di idrogeno verde. La H2 Factory è quindi non solo un progetto tecnologico, ma anche culturale: un laboratorio di competenze, formazione e nuovi mestieri, che genera valore per il territorio e rappresenta un modello di sostenibilità integrata.
Quanto è determinante stringere alleanze e di costruire sinergie con la supply chain in un percorso di innovazione come il vostro?
FM: Un elemento centrale di questo percorso è stato il valore delle alleanze. Progetti complessi come la H2 Factory dimostrano che l’innovazione industriale non può essere affrontata in modo isolato: richiede intraprendenza, competenze integrate e una visione aperta al futuro. È con questo approccio che abbiamo collaborato con Edison Next per trasformare una visione di lungo periodo in un modello manifatturiero concreto. Questa partnership dimostra come la collaborazione possa diventare una vera e propria leva, capace di generare valore, resilienza e competitività nel tempo. Attraverso alleanze solide e una visione sistemica è possibile affrontare le sfide che ci attendono, trasformandole in opportunità. Siamo orgogliosi che questo traguardo sia il risultato di un lavoro di squadra, rappresentando un esempio in cui innovazione e visione si uniscono.
L’esempio di Iris Ceramica Group dimostra che è possibile affrontare con successo la sfida della transizione energetica. Guardando all’industria nel suo complesso, qual è secondo lei il nodo principale che deve affrontare l’Europa per sostenere il suo sistema industriale sul mercato globale senza compromettere l’impegno in sostenibilità?
GB: È fondamentale affrontare la sfida tecnologica. L’Europa ha creduto molto nella transizione energetica, ma a un certo punto si è fermata. La decarbonizzazione, invece, è un’occasione fondamentale per sviluppare nuove tecnologie e nuove industrie e l’hanno capito bene i cinesi. Infatti, mentre gli Usa stanno frenando sulla transizione energetica, la Cina si sta imponendo anche come potenza green: negli anni ha installato metà della capacità rinnovabile mondiale, arrivando nel 2024 a una capacità installata superiore a 1.800 GW. Inoltre, lo scorso anno ha venduto più automobili elettriche che a combustione. Tutto ciò significa che la transizione rappresenta un’occasione importante a patto che l’Europa la cavalchi con una politica industriale, una strategia e una visione, altrimenti si rischia che la transizione sia solo un costo in più che va ad aggravare la competitività della nostra industria.
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Giovanni Brianza, al vertice di Edison Next, e Federica Minozzi, Ceo di Iris Ceramica Group




