L’intervista a Caterina Damiano è parte dello speciale
I Campioni della Sostenibilità 2026 di Business People
Damiano rappresenta un caso emblematico di impresa che ha fatto della sostenibilità un asse portante della propria identità strategica, anticipando di qualche decennio tendenze oggi centrali nell’agenda Esg: dalle filiere corte all’energia rinnovabile, dall’economia circolare al welfare aziendale. In questa intervista, Caterina Damiano, Sustainability Manager e rappresentante della nuova generazione imprenditoriale, racconta come all’interno dell’azienda di famiglia la sostenibilità non sia vissuta come un vincolo, bensì come «l’unico modo giusto di agire».
In un contesto in cui molte imprese vedono la sostenibilità come un vincolo, voi la considerate una leva strategica. Qual è la vostra visione rispetto a questa “sostenibilità possibile”?
La nostra visione della sostenibilità si fonda su un’esperienza autentica e coerente, che affonda le radici nella nostra storia imprenditoriale. Damiano è nata nel cuore della Sicilia negli anni ‘60, grazie a una scelta pionieristica per quei tempi: coltivare frutta secca con metodi biologici, senza agenti chimici. Ancora oggi, il biologico rappresenta il cuore del nostro modello produttivo. In questo senso, possiamo dire di essere stati sostenibili prima ancora che la parola diventasse di uso comune. Per noi, sostenibilità significa garantire la continuità delle nostre attività nel tempo, con un impatto positivo sull’ambiente, sulla società e sull’economia. Un’azienda che inquina o depaupera le risorse non ha futuro: prima o poi, i nodi arrivano al pettine, che si tratti di crisi ambientali, difficoltà nella gestione del capitale umano o perdita di fiducia da parte del territorio. La nostra è una scelta strategica e sistemica, non un adempimento. Ogni anno rinnoviamo le certificazioni di prodotto e di processo, inclusa quella B Corp, a testimonianza di un impegno concreto, trasparente e misurabile.
Molte imprese chiedono un allentamento delle normative europee in materia ambientale. Voi come vi ponete rispetto a queste richieste?
Non mi sento di puntare il dito contro chi chiede un rinvio, perché comprendo che la sostenibilità è un concetto complesso che intreccia diversi ambiti e occorre sempre conciliare le priorità operative con obiettivi Esg, che spesso richiedono tempi diversi. Ma la verità è che a fare la differenza è l’approccio. Troppo spesso la sostenibilità viene vissuta come un obbligo burocratico, un fastidio normativo da rimandare il più possibile. In Damiano cerchiamo, invece, di anticipare i cambiamenti: adeguarsi prima, studiare a fondo le normative e trasformare i vincoli in occasioni di crescita e innovazione. Partecipiamo a progetti che ci aiutano a integrare la sostenibilità nella governance e nei processi, questo ci permette di lavorare su target concreti in modo strutturato e condiviso.

Damiano gestisce direttamente oltre 200 ettari di mandorleti e noccioleti
Quali obiettivi vi siete dati nel campo della sostenibilità, e quali azioni avete già posto in essere?
Come Società Benefit, ogni anno pubblichiamo una Relazione di impatto che illustra azioni e obiettivi in chiave Esg. Sul fronte ambientale, il nostro impegno è orientato alla riduzione dell’impronta ecologica lungo tutta la filiera. Tra gli obiettivi misurabili del 2024, abbiamo raggiunto un consumo di energia rinnovabile superiore al 30% del totale utilizzato e l’obiettivo a medio termine è superare il 60% di copertura. Abbiamo investito anche nella gestione circolare degli scarti: ad esempio, i gusci di mandorle e nocciole, che rappresentano un volume rilevante nei nostri processi, sono oggi rivenduti ad aziende Damiano gestisce direttamente oltre 200 ettari di mandorleti e noccioleti. In basso la sede di Torrenova (Me) dotata di pannelli solari che li utilizzano come biocombustibili. È una scelta che ci consente di ridurre i rifiuti e allo stesso tempo valorizzare un sottoprodotto in un’ottica di economia circolare. Inoltre, misuriamo e rendicontiamo i nostri indicatori ambientali principali – come il consumo idrico e la produzione di rifiuti per tonnellata di prodotto finito – pubblicando regolarmente i dati nella sezione Esg del nostro sito e allegandoli al bilancio.
Il vostro modello include agricoltura rigenerativa, energia rinnovabile e filiere corte. Quale di questi aspetti ha avuto l’impatto più significativo?
La filiera corta rappresenta, a nostro avviso, l’elemento di maggiore impatto. Gestiamo direttamente oltre 200 ettari di mandorleti e noccioleti, il che ci consente un controllo totale della qualità, della tracciabilità e delle pratiche agronomiche. Questo modello riduce i chilometri percorsi dai prodotti e rafforza il legame con il territorio. Parallelamente, l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili ha effetti rilevanti: nel 2024 abbiamo installato nuovi pannelli fotovoltaici, migliorando la nostra autosufficienza energetica e riducendo le emissioni legate alla produzione. L’integrazione della sgusciatura in stabilimento, completata lo scorso anno, ci ha permesso di internalizzare una fase chiave del processo, migliorando la flessibilità produttiva e riducendo i trasporti esterni.
Un approccio sostenibile è anche sociale. Come si declina nella vostra governance e nei rapporti con lavoratori, fornitori e comunità?
A livello interno, investiamo in welfare, work-life balance e formazione continua: nel 2024 abbiamo erogato oltre 1.000 ore di formazione, di cui 129,5 volontarie. Il 100% dei nostri dipendenti è coperto da contrattazione collettiva e la quasi totalità ha contratti a tempo indeterminato. Collaboriamo con realtà locali per offrire servizi sanitari e benessere ai dipendenti, e attraverso la Fondazione Damiano supportiamo economicamente i lavoratori e le loro famiglie in caso di necessità. Per i fornitori adottiamo criteri di lungo periodo, prezzo equo e condivisione dei valori: molti collaborano con noi da generazioni. Per le materie prime più sensibili, come cacao e zucchero, ci affidiamo esclusivamente a ingredienti certificati Fair Trade.

La sede di Damiano a Torrenova (Me), dotata di pannelli solari
State lavorando anche su empowerment femminile e inclusione. Ci racconta il vostro approccio?
Nell’agosto 2025 abbiamo ottenuto la certificazione UNI/PdR 125:2022 sulla parità di genere, ma abbiamo voluto continuare a lavorare in questo senso e, per questo abbiamo aderito al programma Target Gender Equality dell’UN Global Compact. Questo ci ha spinto a elaborare piani d’azione con Kpi chiari, coinvolgendo più funzioni aziendali, tra cui sostenibilità, risorse umane e operation. Abbiamo inoltre installato simboli visibili come una panchina rossa e un pouf rosso, che riportano il numero antiviolenza, per ricordare che l’azienda è uno spazio sicuro, ma anche, più in generale, per sensibilizzare sul tema della violenza contro le donne.
Come bilanciate le esigenze di competitività con le scelte di sostenibilità? Ci sono compromessi che avete dovuto accettare?
Non siamo mai scesi a compromessi per tenere bassi i prezzi. Quello che cerchiamo di comunicare ai clienti è che la nostra competitività non si gioca su quel piano, ma su quello della qualità dei prodotti e del servizio: tracciabilità totale, controlli avanzati, puntualità nelle consegne, certificazioni di eccellenza… Per esempio, disponiamo di un laboratorio analisi interno che esegue anche test non obbligatori. Questo approccio ci consente di fornire garanzie aggiuntive ai clienti più attenti, in particolare nel canale B2B e nella gdo internazionale. I nostri standard sono spesso superiori a quelli richiesti dalla normativa, e questo fa la differenza in termini di affidabilità.
Quali competenze ritiene oggi essenziali per chi si occupa di Esg in azienda?
Direi la capacità di visione sistemica. Serve comprendere l’interconnessione tra aspetti ambientali, sociali ed economici, e saperli tradurre in azioni concrete, misurabili e integrate nella strategia aziendale. Questo perché la sostenibilità non deve mai essere slegata da tutto il resto, altrimenti invece di una leva strategica si trasforma in una mera complicazione. Inoltre, è fondamentale la capacità di dialogo: chi si occupa di sostenibilità deve sapersi confrontare con tutte le funzioni, parlare il linguaggio del business e farsi ascoltare anche quando le richieste possono sembrare “scomode”. Serve pazienza, perché i risultati non sono immediati, ma soprattutto determinazione, perché il cambiamento vero richiede tempo e coerenza.
© Riproduzione riservata

Oltre a essere responsabile delle attività di sostenibilità ambientale e sociale, Caterina Damiano gestisce come Sales Manager un portafoglio di clienti B2B e B2C nei mercati Italia, Francia, Regno Unito e Nord Europa




